Il 30 novembre 1964 l’Unione Sovietica tentò un passo decisivo nella corsa allo Spazio lanciando Zond 2, la sua quarta sonda diretta verso Marte. La missione, concepita per effettuare un sorvolo ravvicinato del Pianeta Rosso e raccogliere dati scientifici fondamentali, venne accolta con grande aspettativa in un periodo segnato dalla competizione serrata tra le potenze spaziali. Tuttavia, dopo poche settimane dal lancio, Zond 2 subì un guasto ai sistemi di comunicazione che comprometteva uno dei suoi pannelli solari. Il malfunzionamento ridusse drasticamente la potenza disponibile e rese impossibile mantenere un contatto costante con la sonda. Nonostante ciò, l’ogiva proseguì la sua traiettoria interplanetaria e riuscì comunque a raggiungere l’orbita marziana nel 1965. Il problema, però, si rivelò insormontabile: al momento cruciale, Zond 2 non fu in grado di trasmettere a Terra alcun dato scientifico.
Se da un lato decretò un fallimento operativo, dall’altro contribuì allo sviluppo di tecnologie che avrebbero reso possibili i successivi successi sovietici e internazionali nella conquista di Marte. Oggi, mentre nuove sonde e rover esplorano il pianeta rosso con strumenti avanzatissimi, Zond 2 rimane un tassello importante della lunga e complessa storia dell’esplorazione interplanetaria.


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