Il destino del cosmo: viaggio nel futuro dell’Universo tra scienza e immaginazione

Che l’Universo possa davvero "finire" è tutt’altro che certo, tutte le evidenze disponibili indicano che continuerà a esistere per un tempo immensamente più lungo di quello che l’umanità può immaginare

Come finirà l’Universo? È una delle domande più profonde che l’umanità si pone da quando ha iniziato a osservare il cielo. Eppure, come ricorda Stephen DiKerby, ricercatore postdoc in Fisica e Astronomia alla Michigan State University, in un recente approfondimento pubblicato su The Conversation, potrebbe essere la domanda sbagliata. Non è affatto certo che il cosmo abbia un “finale” nel senso comune del termine: la fisica moderna suggerisce piuttosto un’evoluzione lunghissima, quasi inconcepibile, che si estende per trilioni di anni oltre il nostro presente. Comprendere questo futuro remoto significa usare ogni indizio disponibile – dalle galassie lontane alla vita delle stelle – per disegnare scenari in cui l’Universo cambia, si spegne, si trasforma, ma probabilmente non scompare. È un esercizio di scienza, ma anche un atto d’immaginazione alimentato da ciò che osserviamo nell’oggi cosmico, un’epoca in cui la vita e l’intelligenza hanno la possibilità di interrogarsi sul proprio posto nella vastità del tempo.

Un futuro scritto nel passato?

L’Universo, ricorda DiKerby, è nato circa 14 miliardi di anni fa dal Big Bang, una rapidissima espansione che ha trasformato un gas primordiale di particelle nei mattoni fondamentali della materia. Da allora, tutto è cambiato in modo continuo: atomi, stelle, galassie, ammassi di galassie. Per prevedere come evolverà il cosmo nei prossimi miliardi – o trilioni – di anni, gli scienziati usano la stessa strategia con cui si prova a immaginare il futuro di una persona osservandone vecchie fotografie: l’estrapolazione. Una tecnica utile ma rischiosa, osserva l’astrofisico, perché qualcosa di inatteso potrebbe sempre accadere. Meglio l’interpolazione, cioè collegare punti vicini: dal nostro oggi cosmico possiamo dedurre il domani, ma non con certezza il dopodomani.

Stelle: lunga vita, ma non eterna

C’è però una buona notizia: il Sole continuerà a brillare ancora per miliardi di anni. È solo a metà della sua vita da 10 miliardi di anni, sottolinea DiKerby. Le stelle più grandi vivono meno, mentre quelle più piccole – le fredde nane rosse – possono sopravvivere anche un trilione di anni. Oggi molte galassie producono ancora nuove stelle, altre invece hanno già esaurito il gas necessario. Quando la formazione stellare cessa, le stelle blu più massicce muoiono in tempi brevissimi, seguite molto più tardi dalle stelle simili al Sole. Le ultime a rimanere in vita saranno proprio le piccole nane rosse, destinate però anch’esse a spegnersi nel buio cosmico.

Secondo le previsioni, occorreranno trilioni di anni perché la luce delle stelle svanisca quasi completamente. Fino ad allora, il cosmo rimarrà un luogo luminoso e dinamico.

Galassie destinate a fondersi

DiKerby paragona le galassie a castelli di sabbia: con il tempo crescono inglobando altri granelli, cioè altre galassie più piccole. Nei grandi ammassi, centinaia di galassie si muovono verso il centro comune collidendo in enormi fusioni. Le eleganti spirali, nel tempo, tendono a trasformarsi in galassie ellittiche prive di struttura.

Lo stesso destino attende la nostra Via Lattea e la vicina Andromeda: la collisione è prevista tra pochi miliardi di anni. Niente paura però: le stelle passeranno le une accanto alle altre senza scontrarsi.

Un Universo sempre più vuoto

Il Big Bang ha messo in moto l’espansione del cosmo. Per decenni si è creduto che la gravità avrebbe rallentato questa dilatazione fino ad arrestarla. Oggi però, spiega DiKerby, le misure indicano che una misteriosa forza repulsiva – la dark energy, l’energia oscura – sta accelerando l’espansione. Le galassie sono come uvetta nel pane in cottura: si allontanano sempre più rapidamente. Se questa accelerazione continuerà, arriverà un tempo in cui ogni gruppo di galassie resterà isolato, incapace di osservare gli altri. La nostra “isola cosmica” sarà un’unica grande galassia risultante dalla fusione della Via Lattea con le sue vicine.

Un’oscurità infinita o un nuovo inizio?

La previsione più condivisa oggi dagli astrofisici è quella descritta da DiKerby: un lento spegnimento, con la scomparsa della formazione stellare, galassie sempre più rosse e deboli, e un’espansione che allontana tutto da tutto. Una “eternità oscura”, durata inimmaginabile.

L’astrofisico però invita alla prudenza: nuove scoperte potrebbero cambiare completamente questo scenario, proprio come altre trasformazioni inattese hanno segnato il passato dell’Universo. Non è detto, in fondo, che il cosmo abbia davvero una fine.

Viviamo nell’era più luminosa

DiKerby confessa che questa prospettiva gli suscita una certa malinconia, una nostalgia per qualcosa che è ancora lontanissimo, ma allo stesso tempo ricorda che viviamo in un’epoca privilegiata: quella delle stelle brillanti, delle galassie ancora attive, della scienza capace di guardare milioni di anni luce nel passato. Il cosmo potrà ospitare la curiosità umana ancora per miliardi di anni, e questo è già un motivo sufficiente per continuare a esplorare, osservare, porsi domande.