Il 4 novembre 2003, il Sole ha emesso il flare solare più potente mai registrato durante l’era spaziale, liberando un’esplosione di raggi X che ha sorpreso la comunità scientifica. Sebbene la macchia solare responsabile non fosse diretta verso la Terra, evitando così un potenziale nuovo “Evento Carrington”, l’esplosione ha comunque avuto effetti significativi sulla nostra atmosfera. I detettori di raggi X a bordo dei satelliti GOES sono stati saturati per 11 minuti, con letture che si sono fermate a X17.4, ma era evidente che la reale intensità era molto maggiore. E’ quanto riporta spaceweather.
L’incidente ha provocato un blackout radio profondo in Nord America, un chiaro segno della gravità della tempesta solare. Solo successivamente i ricercatori sono riusciti a determinare l’intensità effettiva dell’esplosione, arrivando a stimare un valore di X45, confermato da diversi studi. Questo numero lo colloca nel medesimo intervallo di intensità dell’evento Carrington del 1° settembre 1859, che, pur non avendo rilevazioni dirette, viene ipotizzato essere stato altrettanto potente, se non di più, con stime che arrivano anche a X80.
I dettagli sul flare del 4 novembre 2003
Un dato interessante è che il flare del 4 novembre 2003 è avvenuto durante la fase di declino del Ciclo Solare 23, e oggi, a 22 anni di distanza, ci troviamo in una fase simile del Ciclo Solare 25. Secondo gli esperti di meteorologia spaziale, i periodi di declino dei cicli solari sono propensi a grandi esplosioni. Non si sa ancora con certezza perché, ma la correlazione sembra essere un fatto.
Con il Sole che continua a manifestare la sua potenza, il monitoraggio dei suoi cicli e delle sue tempeste è fondamentale per prepararsi a eventuali future tempeste solari che potrebbero influenzare la Terra.


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