Il rapporto dell’Ocse: “bisogna progredire sul clima, a rischio la biodiversità”

Il rapporto Ocse sulla necessità di mettere in atto delle politiche sui temi di cambiamento climatico, biodiversità e inquinamento

Agire insieme, mano nella mano, attraverso ”sinergie più efficaci” a tutela del pianeta: nelle Prospettive dell’Ambiente 2025 pubblicate a Parigi, l’Ocse sottolinea la necessità di mettere in atto “politiche coordinate dinanzi a sfide ambientali sempre più interconnesse”, in particolare, il cambiamento climatico, il calo della biodiversità e l’inquinamento. “Mentre i governi si misurano a una crescente incertezza politica e a tensioni sulle prospettive di crescita globale, si trovano anche a dover affrontare la necessità di progredire verso i loro obiettivi ambientali”: ricorda il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, sottolineando che ‘‘la comprensione dei legami tra sfide ambientali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento, è essenziale per concepire risposte efficaci”. Nell’editoriale introduttivo del rapporto intitolato quest’anno ‘Prospettive dell’Ambiente nella triplice crisi planetaria’, Cormann ricorda che queste tre battaglie più che mai interconnesse hanno “implicazioni di vasta portata per gli ecosistemi, la salute umana, la crescita economica e il benessere”.

Il rapporto Ocse

Nel rapporto, l’Ocse, sottolinea, tra l’altro, che entro il 2050 il climate change diventerà la principale causa della perdita di biodiversità, superando l’erosione del suolo storicamente al primo posto. Per il segretario generale dell’Ocse, la transizione verso un’energia verde resta dunque “una priorità essenziale” per affrontare la triplice sfida: “lo sviluppo di energie rinnovabili può ridurre le emissioni di Co2, migliorare la qualità dell’aria e attenuare le tensioni climatiche sugli ecosistemi. Tuttavia – mette in guardia Cormann – senza rigorosa pianificazione, le infrastrutture di energia pulita possono anche creare nuovi problemi, in particolare, pressioni sull’habitat naturale e problemi di gestione dei rifiuti alla fine del ciclo tecnologico”. Il documento fruibile sul sito internet dell’Ocse punta dunque ad accompagnare gli Stati nella concezione e l’attuazione di ”approcci più integrati e fondati su prove scientifiche”. Obiettivo? “Gettare le basi di una crescita più resiliente e duratura nei prossimi anni”, anche attraverso una specifica ‘road map’. In un altro documento consacrato, più particolarmente, alla Spagna, l’Ocse pur alzando le previsioni del Pil al 2,9% quest’anno e al 2,2% nel 2026, avverte che le conseguenze del riscaldamento climatico nel Paese iberico, come le inondazioni che nell’ottobre 2024 hanno causato 230 morti, minacciano ”sempre di più” la crescita economica del Paese, malgrado l’attuale congiuntura positiva rispetto ad altri Paesi dell’eurozona.

“L’aumento delle temperature, la frequenza e l’intensità della siccità, le inondazioni, le ondate di calore e gli incendi boschivi – avverte l’organizzazione internazionale in un rapporto ad hoc dedicato alla patria di Cervantès – minacciano sempre di più la crescita futura del Paese, il suo ambiente e la salute pubblica”.