Il tifone Fung-wong, conosciuto localmente come Uwan, ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione nel Nord/Ovest delle Filippine, dopo aver colpito con venti di intensità eccezionale e piogge torrenziali che hanno causato frane, inondazioni e gravi danni infrastrutturali.
Il passaggio del ciclone, avvenuto tra domenica sera e lunedì mattina ora locale, ha provocato almeno 4 vittime e richiesto l’evacuazione di oltre 1,4 milioni di persone, molte delle quali hanno trovato rifugio in centri di evacuazione o presso parenti. Secondo l’Ufficio filippino per la difesa civile, oltre 318mila persone risultavano ancora ospitate nei rifugi di emergenza al termine dell’evento.
L’impatto è stato particolarmente pesante nelle province settentrionali e nei centri agricoli di Luzon, dove almeno 132 centro abitati sono stati sommersi dalle acque e centinaia di abitazioni sono state distrutte o gravemente danneggiate.
Dalla furia di Kalmaegi al flagello di Fung-Wong
Il disastro meteorologico si è abbattuto sul Paese mentre le Filippine erano ancora impegnate a far fronte agli effetti devastanti del tifone Kalmaegi, che pochi giorni prima aveva causato 224 morti nelle province centrali e ulteriori vittime in Vietnam. Questa sequenza di eventi estremi ha spinto il presidente Ferdinand Marcos Jr. a dichiarare lo stato di emergenza nazionale, una misura necessaria per accelerare le operazioni di soccorso e predisporre fondi straordinari per la ricostruzione.
Un Super Tifone di proporzioni eccezionali
Fung-wong ha raggiunto la terraferma nella provincia di Aurora, nel Nord/Est dell’arcipelago, nella notte di domenica ora locale, con venti sostenuti fino a 185 km/h e raffiche che hanno toccato i 230 km/h. Con un diametro di circa 1.800 km, il sistema ciclonico ha attraversato le catene montuose e le pianure di Luzon, indebolendosi gradualmente prima di spostarsi verso il Mar Cinese Meridionale e dirigersi a Nord/Ovest, in direzione di Taiwan, secondo le previsioni meteorologiche nazionali.
Nonostante l’attenuazione dei venti, le piogge residue continuano a rappresentare un rischio elevato per le aree settentrionali, inclusa la capitale Manila, dove le autorità hanno raccomandato la massima prudenza a causa di possibili allagamenti improvvisi e frane secondarie.
Infrastrutture paralizzate e trasporti in tilt
Le autorità hanno disposto la chiusura di scuole e uffici pubblici per due giorni, mentre oltre 386 voli – di cui 325 domestici e 61 internazionali – sono stati cancellati. La Guardia Costiera ha inoltre vietato la navigazione a centinaia di imbarcazioni a causa del mare in tempesta, lasciando più di 6.600 passeggeri e lavoratori portuali bloccati nei principali scali del Paese.
Una nazione vulnerabile
Le Filippine vengono colpite in media da una ventina di cicloni tropicali ogni anno. A questa esposizione meteorologica si aggiungono rischi geologici significativi: il Paese ospita oltre una decina di vulcani attivi e registra frequenti terremoti, rendendolo uno dei territori più vulnerabili al mondo dal punto di vista ambientale.
Sebbene il governo filippino non abbia ancora richiesto formalmente aiuti internazionali, Stati Uniti e Giappone si sono detti pronti a fornire supporto logistico e umanitario.



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