Sale a 140 vittime e 127 dispersi il bilancio del passaggio del tifone Kalmaegi sulle Filippine centrali, dove piogge torrenziali e inondazioni senza precedenti hanno trasformato intere città in distese d’acqua e fango. Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale, mentre il Paese tenta di far fronte alla catastrofe più grave dell’anno. Secondo l’Ufficio della Difesa Civile filippina, il tifone ha colpito duramente la provincia di Cebu, epicentro del disastro, dove almeno 71 persone sono morte annegate e 65 risultano ancora disperse. Altri 62 dispersi sono stati segnalati nella vicina Negros Occidental, mentre le inondazioni hanno travolto intere comunità rurali e urbane, sommergendo case, automobili e container portuali.
Le immagini provenienti da Cebu mostrano scene di distruzione: strade trasformate in fiumi, ponti crollati, quartieri isolati e centinaia di famiglie costrette a rifugiarsi sui tetti delle proprie abitazioni in attesa dei soccorsi.
Soccorsi in difficoltà e incidenti
La furia del tifone non ha risparmiato nemmeno chi cercava di aiutare. Tra le vittime, le autorità contano 6 membri dell’equipaggio di un elicottero militare precipitato nella provincia di Agusan del Sur durante una missione di soccorso. L’aeromobile trasportava aiuti umanitari destinati alle aree più colpite, ma non è ancora chiaro cosa abbia causato l’incidente.
Le operazioni di soccorso restano complesse: oltre 560mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case, di cui circa 450mila ospitate in rifugi di emergenza. In totale, quasi 2 milioni di cittadini risultano colpiti dagli effetti diretti o indiretti del tifone.
Lo stato di calamità e la risposta del governo
Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha dichiarato lo “stato di calamità nazionale” durante una riunione d’emergenza con i vertici della protezione civile. Il provvedimento consente al governo di accelerare lo stanziamento dei fondi di soccorso e di introdurre controlli straordinari per prevenire speculazioni sui generi alimentari e l’aumento dei prezzi.
Le cause aggravanti e le polemiche
La governatrice di Cebu, Pamela Baricuatro, ha sottolineato che l’impatto del tifone è stato aggravato da anni di estrazioni minerarie e scavi nei letti dei fiumi, che hanno contribuito a ostruire i corsi d’acqua e a ridurre la capacità di deflusso. A peggiorare la situazione, anche una serie di progetti di controllo delle inondazioni incompleti o di scarsa qualità, già al centro di un vasto scandalo di corruzione che ha alimentato proteste nelle scorse settimane.
Disastro su disastro
La provincia di Cebu non si era ancora ripresa dal terremoto di magnitudo 6.9 del 30 settembre, che aveva provocato almeno 79 morti e distrutto migliaia di abitazioni. Molti degli sfollati di quel sisma erano ancora ospitati in tende di fortuna quando Kalmaegi ha colpito: solo pochi giorni prima erano stati trasferiti in rifugi più solidi, un provvedimento che probabilmente ha salvato centinaia di vite.
Trasporti e comunicazioni paralizzati
La guardia costiera ha vietato la navigazione a traghetti e imbarcazioni da pesca, lasciando oltre 3.500 passeggeri e camionisti bloccati in quasi 100 porti. Sono stati annullati almeno 186 voli interni, mentre molte strade principali restano impraticabili a causa di frane e detriti.
L’incubo non è finito
Mentre Kalmaegi si allontana verso il Mar Cinese Meridionale e si dirige in direzione del Vietnam, i meteorologi filippini avvertono che un nuovo ciclone tropicale in formazione nell’Oceano Pacifico potrebbe trasformarsi in un super tifone e colpire il Nord del Paese all’inizio della prossima settimana.
Un arcipelago fragile
Le Filippine, situate lungo il cosiddetto Anello di Fuoco del Pacifico, sono tra i Paesi più vulnerabili del mondo ai disastri naturali: ogni anno vengono colpite da circa 20 tifoni, oltre a frequenti terremoti e eruzioni vulcaniche.











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