L’8 novembre 1977 la scoperta della tomba di Filippo II di Macedonia

La scoperta confermò l’ubicazione dell’antica capitale macedone ed offrì anche prove decisive sull’identità di Filippo II, figura chiave

Oggi ricorre il 48º anniversario di una delle più importanti scoperte archeologiche del XX secolo: il ritrovamento della tomba di Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno. Era l’8 novembre 1977 quando l’archeologo greco Manolis Andronikos, durante una campagna di scavi presso Verghina, nell’antica Aigai, riportò alla luce una camera sepolcrale rimasta intatta per oltre 2mila anni. All’interno della tomba, Andronikos trovò ricchissimi corredi funerari, armi, gioielli e un’imponente urna d’oro contenente i resti cremati del sovrano. La scoperta non solo confermò l’ubicazione dell’antica capitale macedone, ma offrì anche prove decisive sull’identità di Filippo II, figura chiave nella formazione dell’impero che suo figlio Alessandro avrebbe poi esteso fino all’India.

L’evento ebbe un’enorme risonanza internazionale, consacrando Andronikos come uno dei più grandi archeologi del suo tempo e restituendo alla Grecia un simbolo della propria eredità storica.

Oggi, il sito di Verghina è Patrimonio dell’Umanità UNESCO e meta di studiosi e turisti da tutto il mondo. A quasi mezzo secolo di distanza, la scoperta di Andronikos continua a brillare come un faro nella storia dell’archeologia, ricordando come il passato sappia ancora sorprenderci sotto la terra che calpestiamo.