Domenica 9 novembre 2025 lo Spazio tornerà a parlare di Marte. Dalla costa della Florida, alle 20:45 ora italiana, il potente razzo New Glenn di Blue Origin, l’azienda fondata da Jeff Bezos, accenderà i suoi motori per la seconda volta nella storia, portando con sé una missione scientifica che promette di riscrivere un capitolo fondamentale della storia del Sistema Solare: ESCAPADE, acronimo di Escape and Plasma Acceleration and Dynamics Explorers. Si tratta di una doppia sonda della NASA, costruita da Rocket Lab e gestita dall’Università della California, Berkeley, con un obiettivo ambizioso: capire come e quando Marte ha perso la sua atmosfera e, con essa, le condizioni che un tempo lo resero potenzialmente abitabile.
Due gemelle per un pianeta misterioso
Le 2 sonde, battezzate Blue e Gold (i colori ufficiali di UC Berkeley), sono identiche: ciascuna delle dimensioni di una fotocopiatrice, equipaggiata con una suite di strumenti per analizzare il plasma e i campi magnetici che circondano Marte. Dopo anni di missioni solitarie, ESCAPADE sarà la 1ª missione interplanetaria della NASA a usare 2 satelliti coordinati, in grado di osservare contemporaneamente aree diverse dell’atmosfera marziana.
“ESCAPADE ci darà una prospettiva “stereo”, due punti di vista simultanei“, ha spiegato Robert Lillis, ricercatore principale della missione e direttore associato del laboratorio di scienze planetarie di UC Berkeley. “Capire come il vento solare interagisce con l’atmosfera di Marte è la chiave per ricostruire l’evoluzione climatica del pianeta“.
Il mistero dell’atmosfera perduta
Tutto parte da una domanda antica: perché Marte è diventato un deserto gelido? Le prove geologiche mostrano che miliardi di anni fa il pianeta aveva fiumi, laghi e forse oceani. Circa 4 miliardi di anni fa il suo campo magnetico globale è collassato. Senza quella protezione invisibile, il vento solare, un flusso di particelle cariche proveniente dal Sole, ha iniziato a erodere lentamente l’atmosfera, fino a ridurla a meno dell’1% di quella terrestre.
Le missioni precedenti, come MAVEN della NASA o Hope degli Emirati Arabi, hanno fornito indizi cruciali, ma sempre da un’unica prospettiva. ESCAPADE, con 2 satelliti in formazione, potrà invece mappare il campo magnetico e la ionosfera di Marte in 3D, cogliendo variazioni su tempi brevissimi, da 2 a 30 minuti, un dettaglio mai raggiunto prima.
Un viaggio a tappe: prima Lagrange, poi Marte
Il percorso verso il Pianeta Rosso sarà tutt’altro che diretto. Dopo il lancio dal Cape Canaveral Space Force Station, New Glenn – un colosso alto 95 metri, capace di portare 45 tonnellate in orbita terrestre – spingerà le sonde verso un punto particolare dello Spazio: il punto di Lagrange L2, a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Qui, per circa un anno, Blue e Gold studieranno il “meteo spaziale”, per poi compiere una manovra di assist gravitazionale che le riporterà vicino alla Terra nel novembre 2026, ottenendo la spinta necessaria per raggiungere Marte nell’autunno del 2027.
Una traiettoria così complessa è dettata dalla dinamica orbitale: la Terra e Marte si allineano per i viaggi più efficienti solo ogni 26 mesi. Tuttavia, questo metodo “a tappe” potrebbe in futuro rendere i viaggi interplanetari più flessibili, senza dover attendere le rare finestre di lancio dirette.
Cosa cercheranno le sonde
Una volta arrivate a destinazione, le 2 sonde impiegheranno circa 7 mesi per stabilizzarsi in orbita, volando poi in formazione a soli 160 km dalla superficie. Durante gli 11 mesi successivi, ESCAPADE cercherà di rispondere a 3 grandi domande scientifiche:
- Com’è strutturata la magnetosfera frammentata di Marte?
- In che modo l’energia del Sole penetra e interagisce con l’atmosfera superiore?
- Come fluiscono le particelle dentro e fuori dall’atmosfera marziana?
Per rispondere, ogni sonda dispone di analizzatori elettrostatici sviluppati a Berkeley per misurare le particelle cariche, magnetometri del Goddard Space Flight Center per tracciare il campo magnetico, rivelatori di plasma dell’Embry-Riddle Aeronautical University e telecamere universitarie costruite dagli studenti della Northern Arizona University, che potranno persino immortalare le aurore verdi di Marte.
Dallo Spazio profondo al futuro umano
Oltre all’interesse puramente scientifico, i dati di ESCAPADE avranno implicazioni pratiche per l’esplorazione umana. Capire come il vento solare e l’atmosfera marziana interagiscono aiuterà gli ingegneri a progettare sistemi di comunicazione e protezione più efficaci per gli astronauti del futuro. Le misurazioni dell’ionosfera, ad esempio, saranno cruciali per capire come i segnali radio si propagano su Marte, una conoscenza fondamentale per chi un giorno dovrà vivere e lavorare sul Pianeta Rosso.
Un lancio record
Oltre all’importanza scientifica, la missione segna una tappa storica per Blue Origin. Sarà infatti solo il 2° lancio del razzo New Glenn, dopo il debutto avvenuto con successo lo scorso gennaio. Il primo stadio del razzo tenterà di nuovo l’atterraggio controllato su una piattaforma in mare, una manovra spettacolare che, se riuscita, aprirà la strada alla riutilizzabilità completa del vettore e a un nuovo capitolo nel trasporto spaziale commerciale. Gli appassionati potranno assistere in diretta all’evento sui canali ufficiali di Blue Origin.
Fiamme, fumo e tecnologia di frontiera accompagneranno un momento che unisce scienza, ingegneria e il desiderio umano di esplorare l’ignoto.


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