La Russia pronta al nucleare contro l’Europa? La previsione dell’esperto francese

Il vicedirettore della FRS Bruno Tertrais ridimensiona la minaccia nucleare russa ma avverte sul rischio di un attacco convenzionale a un Paese Nato

“Non credo che la Russia abbia mai realmente minacciato l’Europa sul piano nucleare”. A sostenerlo è Bruno Tertrais, vicedirettore della Frs, intervistato dall’Adnkronos a margine della conferenza romana organizzata da Luiss e Ambasciata di Francia. “Molti analisti hanno interpretato male il linguaggio del Cremlino – afferma – Medvedev fa il ‘cane pazzo’, ma è funzionale a Putin. La Russia è rimasta prudente”. Tertrais manifesta anche scetticismo verso “le analisi americane che nell’ottobre 2022 parlavano di un 50% di rischio di uso nucleare tattico”. E ipotizza che “la Cina abbia avvertito Mosca di non superare certi limiti”. La deterrenza, secondo l’esperto della Foundation for strategic research, “ha funzionato su entrambi i lati del conflitto ucraino: gli occidentali hanno posto la linea rossa della non-partecipazione diretta al combattimento, mentre Mosca non ha colpito territori coperti dalla garanzia nucleare della Nato”.

Tertrais però non esclude più uno scenario in passato considerato impossibile: “oggi ritengo plausibile che la Russia consideri un attacco convenzionale contro un Paese Nato, magari uno dei baltici o la Romania. Saprebbero di perdere militarmente, ma potrebbero puntare a una vittoria politica: se l’Alleanza non trovasse un consenso pieno sull’Articolo 5, anche con eventuali esitazioni degli stessi Stati Uniti, per il Cremlino sarebbe un successo strategico”.

L’analisi sulla Cina

Ampio spazio, nell’analisi del vicedirettore della Frs, è dedicato alla Cina: “sotto Xi Jinping Pechino ha deciso di essere una grande potenza in ogni campo, anche nel nucleare. In passato si accontentava di un arsenale minimo e discreto; oggi no. È una questione di status e di preparazione a un eventuale scenario su Taiwan, in cui vuole sentirsi forte nel confronto con gli Stati Uniti”. Per l’Europa, però, l’impatto è limitato: “la Cina ha la capacità di colpirci da oltre trent’anni. Ma per Francia e Regno Unito la questione conta: in una crisi asiatica gli europei potrebbero voler sostenere Giappone, Corea o Taiwan, e Pechino potrebbe ricordare loro la vulnerabilità. È qui che la deterrenza europea assume un ruolo cruciale”.

Sul possibile aumento dell’arsenale francese, Tertrais è prudente: “dipende dal modello di deterrenza che si vuole adottare. La qualità conta quanto la quantità. Circa 500 testate europee, francesi e britanniche, potrebbero essere sufficienti a dissuadere la Russia”. Un incremento significativo avrebbe senso “solo se l’Europa volesse sostituire gli Stati Uniti nel ‘nuclear sharing’. Ma per questo servirebbero due condizioni: niente protezione americana e richiesta esplicita dei Paesi interessati. Oggi non esistono né l’una né l’altra”.

Quanto alle tecnologie emergenti – AI, quantum, droni – Tertrais invita alla cautela: “bisogna ragionare tecnologia per tecnologia. La deterrenza è sopravvissuta a decenni di innovazioni. Se il quantum dovesse rendere vulnerabili le comunicazioni criptate attuali, si tornerà a sistemi più elementari. A volte la semplicità è la migliore difesa”.