Trentuno anni fa, tra il 5 e il 6 novembre 1994, il Piemonte fu teatro di una delle peggiori alluvioni del Novecento. Le province di Cuneo, Torino, Asti e Alessandria vennero travolte da un’ondata di maltempo senza precedenti: in 2 giorni caddero oltre 600 mm di pioggia, provocando l’esondazione del Po, del Tanaro e di numerosi affluenti, tra cui il Belbo. Il bilancio fu drammatico: 70 vittime e più di 2mila sfollati. Il Tanaro, gonfiatosi a livelli mai registrati, ruppe gli argini a Ormea e scese verso valle con una forza distruttrice, spazzando via case, ponti e strade tra Ceva, Alba e Asti. Ad Alessandria, dove l’acqua sommerse quasi metà della città, morirono 14 persone. La portata del fiume superò i 3mila metri cubi al secondo, alterando per sempre la morfologia del fondovalle.
L’evento del 1994 segnò una svolta nella gestione del rischio idrogeologico in Italia: nacquero nuovi piani di protezione civile e si potenziarono i sistemi di monitoraggio meteo-idrologico. Oggi i piemontesi ricordano quei giorni con commozione e consapevolezza: la memoria dell’alluvione resta un monito sull’urgenza della prevenzione e sul fragile equilibrio tra uomo e natura.


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