Più di tre milioni di donne nel mondo vivono con una paralisi che impedisce loro di svuotare autonomamente la vescica, spesso a causa di incidenti o di malattie neurologiche come la sclerosi multipla. A queste si aggiungono circa 100 milioni di donne affette da incontinenza urinaria, una condizione che può compromettere profondamente la qualità della vita. Per molte paraplegiche, l’uso del catetere è una necessità vitale: senza di esso, il corpo non sarebbe in grado di eliminare l’urina, con conseguenze letali nel giro di pochi giorni. Tuttavia, il processo di cateterizzazione, in particolare per le donne, è tutt’altro che semplice.
A differenza degli uomini, l’uretra femminile è nascosta all’interno del corpo, rendendo difficile per le donne con disabilità motorie eseguire la procedura da sole. Di conseguenza, devono spesso dipendere dall’assistenza infermieristica, una situazione che può risultare imbarazzante e psicologicamente stressante, oltre ad aumentare il rischio di infezioni urinarie e, a lungo termine, di cancro alla vescica.
Una soluzione rivoluzionaria in arrivo
Il dottor Urs Schneider, medico e direttore scientifico per la tecnologia sanitaria e di bioproduzione presso il Fraunhofer IPA di Stoccarda, ha guidato il progetto 2LIP, volto a creare un dispositivo che restituisca autonomia e privacy alle donne paraplegiche. “La situazione sul water è spesso molto stressante per chi è affetto da paraplegia”, spiega Schneider. “Il nostro dispositivo è pensato per aiutare le donne a ritrovare il proprio senso di intimità e indipendenza”.
Il team ha sviluppato un sedile ergonomico che consente alle pazienti di cateterizzarsi senza dover lasciare la sedia a rotelle o spostarsi in avanti. Due gusci laterali mantengono le gambe leggermente divaricate: invece dei 110 gradi necessari finora, bastano solo 20 gradi di apertura. Un sistema a leva permette l’apertura mentre uno specchio integrato e una luce facilitano la visione e l’inserimento del catetere in modo igienico, sicuro e autonomo.
I benefici non riguardano solo le pazienti. Anche il personale infermieristico trae vantaggio dalla novità: meno stress fisico, risparmio di tempo e miglioramento generale della qualità dell’assistenza. I primi prototipi sono già stati testati con successo, ricevendo feedback entusiasti da parte di pazienti, operatori sanitari e compagnie assicurative. Il team sta ora lavorando su diverse varianti anatomiche per adattare il dispositivo a ogni corpo femminile.
Grazie ai risultati promettenti, i ricercatori stanno pianificando la creazione di una start-up per avviare la produzione su larga scala. Una sperimentazione clinica completa è già in programma. Una piccola grande rivoluzione che promette di cambiare la vita e restituire dignità a milioni di donne in tutto il mondo.


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