L’invasore interstellare “alieno”: la Cometa 3I/ATLAS sotto la lente della NASA

La NASA conferma: l'oggetto è una cometa, ma la sua composizione e la sua origine remota la rendono unica. Ben 15 missioni spaziali coinvolte per studiare il raro visitatore

Da quando è stata scoperta all’inizio di quest’anno, la cometa interstellare 3I/ATLAS ha catturato l’attenzione della comunità scientifica e del pubblico, rappresentando un evento cosmico di rara importanza. La sua esistenza e il suo arrivo fortuito nel nostro Sistema Solare hanno affascinato gli esperti di tutto il mondo, inclusi quelli della NASA. Questa cometa è, incredibilmente, solo il 3° oggetto interstellare di cui abbiamo rilevazioni a essere entrato nel nostro angolo del cosmo. Per sfruttare al massimo questa straordinaria opportunità di ricerca, la NASA ha mobilitato una flotta impressionante di strumenti spaziali, molti dei quali sono stati spinti oltre le loro normali capacità operative. Ieri l’agenzia ha rilasciato nuove e preziose immagini e dati raccolti da questa vasta rete di osservatori, confermando la natura dell’oggetto e rivelando dettagli intriganti sulla sua composizione chimica e sulla sua origine remota.

Comportamento tipico, origine aliena

Le nuove osservazioni spazzano via le speculazioni su una presunta natura “aliena” (nel senso di astronave): “Si presenta e si comporta come una cometa, e tutte le prove indicano che è una cometa“, ha confermato Amit Kshatriya, Amministratore Associato della NASA. Nicky Fox, Amministratore Associato per la Direzione della Missione Scientifica della NASA, ha aggiunto: “Non abbiamo certamente visto alcuna tecnofirma o altro che ci porti a credere che sia altro che una cometa“.

Tuttavia, il visitatore è di per sé “alieno” in quanto proveniente da un altro sistema stellare, offrendo una rara opportunità. Shawn Domagal-Goldman, direttore ad interim della Divisione di Astrofisica della NASA, ha sottolineato: “È una rara opportunità per confrontare la polvere antica di un Sistema Solare distante con quella del nostro“. La cometa 3I/ATLAS è probabilmente arrivata da un sistema solare più antico del nostro, rendendola un fossile cosmico.

Lo sforzo congiunto della flotta spaziale

Per ottenere una visione completa, la NASA ha spinto i suoi strumenti oltre le normali capacità. Un totale di 15 diverse missioni spaziali hanno puntato i loro “occhi” sulla 3I/ATLAS. Tra i partecipanti figurano nomi eccellenti come il Telescopio Spaziale James Webb (JWST), il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), il rover Perseverance su Marte e la sonda Lucy (che studia gli asteroidi troiani di Giove).

La collaborazione tra diverse sonde, posizionate in angoli diversi del Sistema Solare, è stata cruciale. Mentre la Terra si trovava in una posizione sfavorevole per l’osservazione durante il massimo avvicinamento al Sole, gli asset marziani e altre sonde più distanti hanno potuto raccogliere dati vitali, alcune addirittura osservando la cometa in controluce rispetto al Sole, una prospettiva impossibile dalla Terra.

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Immagine della cometa 3I/ATLAS scattata da MRO. Credit NASA/JPL-Caltech/University of Arizona

Rivelazioni dalla composizione chimica

I dati infrarossi raccolti dal JWST e dal telescopio spaziale SPHEREx hanno offerto informazioni sulla composizione chimica del nucleo e della chioma (la nube di polvere e ghiaccio che circonda il nucleo).

  • Anidride carbonica e acqua – È stata rilevata abbondanza di anidride carbonica e ghiaccio d’acqua. Un dato interessante è che la cometa sta rilasciando più anidride carbonica rispetto all’acqua se confrontata con le comete del nostro Sistema Solare, un elemento che ne denota la peculiarità;
  • Vapore di nichel – La 3I/ATLAS aveva già sorpreso gli scienziati con un rapido aumento di luminosità e con la rilevazione di vapore di nichel incandescente anche a distanze dal Sole in cui si riteneva fosse troppo freddo per tale fenomeno. Nonostante le comete emettano nichel e ferro, la 3I/ATLAS sta rilasciando più nichel che ferro, un altro enigma da studiare.

La raccolta di così tanti dati unici aiuterà gli scienziati a decodificare gli ambienti che circondano altre stelle e a raffinare le strategie di difesa planetaria, imparando a prevedere e tracciare la traiettoria di oggetti interstellari diretti verso il nostro pianeta. Il JWST sarà probabilmente l’ultimo strumento a “salutare” la cometa, grazie alla sua capacità di osservare in profondità l’universo mentre la 3I/ATLAS si allontana.

Le risposte definitive arriveranno solo più tardi, ha concluso Tom Statler, scienziato capo della NASA per i piccoli corpi del Sistema Solare, poiché gli scienziati sono ancora in una fase in cui stanno cercando di capire quali siano le domande giuste da porre sugli oggetti interstellari.

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La foto scattata dalla sonda Lucy. Credit NASA/Goddard/SwRI/JHU-APL

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