L’oceano che circonda l’Antartide emette durante l’inverno australe fino al 40% di anidride carbonica in più rispetto alle stime precedenti. È quanto rivela una ricerca pubblicata su Science Advances e condotta dal Second Institute of Oceanography e dal Nanjing Institute of Geography and Limnology dell’Accademia cinese delle scienze. L’oceano meridionale, considerato un pilastro nell’assorbimento del carbonio atmosferico, si conferma un sistema molto più dinamico e complesso di quanto ipotizzato. Finora, le condizioni estreme e l’oscurità invernale avevano reso impossibili misurazioni dirette. Per superare questa barriera, gli scienziati hanno utilizzato 14 anni di dati Lidar della missione spaziale Calipso, combinandoli con modelli di machine learning. Il Lidar, grazie ai suoi impulsi laser, permette di “vedere nel buio”, fornendo la prima analisi annuale basata su osservazioni dirette dei flussi di CO₂ nell’oceano antartico.
I risultati mostrano che, mentre in estate l’oceano assorbe carbonio, in inverno ne rilascia molto più del previsto. Gli autori propongono inoltre un modello a 3 circuiti che spiega le diverse dinamiche tra zone polari, subpolari e temperate. Secondo il ricercatore Shi Kun, questi dati sono cruciali per rivedere i bilanci globali del carbonio e migliorare le proiezioni climatiche, aprendo la strada a un monitoraggio più accurato del clima planetario.


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