Una marcata irruzione di aria artica si prepara a colpire l’Europa occidentale, con effetti particolarmente rilevanti sulla Penisola Iberica e sul Maghreb. Le ultime elaborazioni del modello GFS indicano, fino al 22 novembre 2025, neve abbondante sui rilievi di Spagna, Francia e Nord Africa, con accumuli significativi soprattutto su Pirenei e Atlante.
Scenario sinottico: saccatura in approfondimento sull’Europa occidentale
Nel corso della settimana, una vasta saccatura in quota si approfondisce sull’Europa occidentale, favorendo l’ingresso di aria artico marittima da nord-ovest. Questo cutoff depressionario crea un contesto ideale per precipitazioni diffuse, in gran parte di tipo stratiforme, ma con possibili fasi convettive lungo coste e rilievi. Il marcato gradiente termico tra l’aria fredda in arrivo e le masse d’aria più miti e umide presenti sul Mediterraneo occidentale intensifica i contrasti atmosferici e rende la quota neve particolarmente dinamica.

Nevicate sui Pirenei e sulla Penisola Iberica
I Pirenei costituiranno il principale bersaglio del flusso umido settentrionale. L’effetto orografico forzerà la risalita delle masse d’aria, concentrando qui gli accumuli nevosi più rilevanti, stimati in media tra 20 e 50 cm secondo la legenda associata alla mappa modellistica. La quota neve potrà scendere fin verso i 1000–1200 metri, grazie a uno spessore sufficiente della colonna d’aria fredda, con nevicate consistenti sia sul versante spagnolo sia su quello francese.
Nel Sistema Centrale spagnolo e nelle aree interne della Meseta, le nevicate saranno più marginali: la fase fredda non sarà uniforme né abbastanza duratura da garantire neve diffusa. In queste zone, l’accumulo nevoso resterà limitato e confinato alle quote più elevate.
Neve anche su Marocco e Algeria: l’effetto dell’Atlante
L’irruzione artica estenderà i suoi effetti anche alle montagne del Nord Africa. Sull’Atlante algerino e marocchino sono attesi accumuli di neve a partire dai 1500–1800 metri, in particolare tra le aree interne prossime ad Algeri e le catene montuose del Marocco. Si tratta di eventi relativamente precoci ma non rari nei periodi di forti scambi meridiani tra novembre e dicembre.
Ruolo del jet stream e dei contrasti termici
Il getto polare favorisce la discesa del fronte freddo e la formazione di minimi secondari, con aumento della convergenza nei bassi strati sui rilievi. Il gradiente termico induce episodi convettivi localizzati, con possibilità di temporali nevosi soprattutto sui settori orientali dei Pirenei, dove l’interazione tra venti da nord-ovest in quota e sud-occidentali al suolo amplifica il sollevamento.
Le precipitazioni risulteranno abbondanti, mentre le temperature al suolo si manterranno solo di poco sotto le medie stagionali (in un range indicativo tra 7°C e 15°C), con una quota neve soggetta a rapide oscillazioni.
Impatto climatico e idrologico della neve di novembre
Le nevicate di novembre rappresentano un fondamentale serbatoio nivale per i bacini montani di Pirenei e Atlante: lo stock di neve accumulato in questa fase si tradurrà, in primavera, in preziose risorse idriche per fiumi, laghi e invasi. Il mese di novembre 2025 appare dunque piovoso e nevoso in quota, ma non eccezionalmente gelido in pianura, in linea con un contesto di temperature medie ancora leggermente positive rispetto alla norma degli ultimi anni.
Questa evoluzione è tipica delle prime irruzioni artiche stagionali sul settore occidentale del continente, con effetti amplificati lungo le catene montuose esposte ai venti settentrionali. Piccole variazioni nella configurazione sinottica o nella termica in quota possono comunque modificare in modo significativo gli accumuli di neve fresca e i rischi per la viabilità e l’agricoltura di alta quota, rendendo indispensabile un monitoraggio costante e aggiornato delle previsioni meteo.



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