Per la prima volta una pianta terrestre ha dimostrato di poter sopravvivere a lungo nel luogo più inospitale che conosciamo: lo Spazio. Un team dell’Università di Hokkaido ha infatti osservato che le spore del muschio Physcomitrium patens sono rimaste vitali per ben nove mesi all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale, direttamente esposte a radiazioni cosmiche, vuoto e sbalzi termici estremi. L’esperimento, pubblicato su iScience, apre scenari sorprendenti sulla possibilità di creare ecosistemi extraterrestri, ad esempio sulla Luna o su Marte.
I muschi sono noti per la loro resilienza: prosperano sulle cime himalayane come nelle aride distese della Death Valley, nella tundra antartica come sui campi di lava attorno ai vulcani. Ispirati da questa straordinaria adattabilità, nel 2022 i ricercatori coordinati da Tomomichi Fujita hanno inviato nello spazio spore di P. patens, che gli astronauti hanno fissato sulla superficie esterna della Iss. Dopo 283 giorni, il rientro sulla Terra ha rivelato un risultato inatteso: oltre l’80% delle spore era sopravvissuto e quasi tutte sono tornate a germinare in laboratorio. Perfino i livelli di clorofilla sono rimasti in gran parte normali.
“Ci aspettavamo una sopravvivenza quasi pari a zero, ma il risultato è stato l’opposto“, racconta Fujita. “La maggior parte delle spore è sopravvissuta. Siamo rimasti davvero sbalorditi dalla straordinaria resistenza di queste minuscole cellule vegetali. Ciò fornisce una prova lampante che la vita che si è evoluta sulla Terra possiede, a livello cellulare, meccanismi intrinseci per resistere alle condizioni dello Spazio“.


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