Questa mattina il Sole è tornato a far parlare di sé, confermando la fase di marcata iperattività in cui si trova da settimane. Alle 09:30 ora italiana (08:30 UTC), infatti, il satellite meteorologico NOAA/GOES ha registrato un potente brillamento solare di classe X4.0, uno degli episodi più energetici osservati in questo ciclo solare. I brillamenti di classe X rappresentano la categoria più intensa nella scala utilizzata per misurare questi fenomeni, e un valore pari a 4 implica un rilascio di energia particolarmente significativo. L’evento, originato nella Regione Attiva 4274, si è manifestato con un improvviso e marcato aumento del flusso di raggi X, segnalato quasi istantaneamente dagli strumenti in orbita. Questo tipo di attività, oltre a essere di grande interesse scientifico, ha implicazioni dirette sul cosiddetto space weather, ossia l’insieme delle condizioni fisiche nello spazio interplanetario che possono influenzare infrastrutture tecnologiche e comunicazioni terrestri.
Blackout radio temporanei nelle aree illuminate dal Sole
L’intenso impulso di radiazione X ha avuto conseguenze immediate sulla ionosfera terrestre. Le regioni della superficie terrestre direttamente illuminate dal Sole al momento dell’evento potrebbero aver sperimentato interruzioni radio HF (a onde corte) per alcuni minuti, un effetto tipico dei brillamenti di classe X. Questi blackout temporanei avvengono quando la radiazione ad alta energia sovraccarica gli strati ionizzati dell’atmosfera, disturbando le comunicazioni che dipendono dalla riflessione ionosferica.
Un brillamento associato a una CME veloce
Le prime analisi indicano che il brillamento è stato accompagnato da una espulsione di massa coronale (CME) rapida, insieme alla rilevazione di un burst radio di tipo II, un segnale che spesso accompagna shock in rapida propagazione nel vento solare.
Le valutazioni preliminari suggeriscono che una parte del materiale espulso potrebbe essere diretta verso la Terra, anche se l’entità dell’impatto rimane in fase di studio. Nei prossimi giorni gli osservatori solari e le agenzie dedicate allo Space Weather forniranno modelli più precisi sull’arrivo e sull’eventuale intensità della perturbazione.
Tempesta geomagnetica in attenuazione
Il nuovo brillamento arriva mentre la Terra si sta riprendendo da una complessa serie di disturbi geomagnetici. Le CME dell’11 e 12 novembre, giunte a distanza ravvicinata, hanno prodotto nelle prime ore del 12 novembre una tempesta geomagnetica estrema, con valori di Kp=9, il massimo nella scala utilizzata per misurare le variazioni del campo magnetico terrestre. Dopo il picco, l’attività geomagnetica è gradualmente diminuita: oggi i valori rientrano in un intervallo compreso tra G0 e G1, considerato debole o appena perturbato.
Cosa aspettarsi
Il nuovo evento solare potrebbe riattivare la dinamica geomagnetica terrestre nei prossimi giorni qualora la CME risultasse effettivamente diretta verso il nostro pianeta. Gli effetti potenziali includono: modeste variazioni geomagnetiche, possibili aurore alle latitudini più elevate, disturbi temporanei alle comunicazioni radio e ai sistemi di navigazione satellitare.





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