Nuovo sguardo su Marte: sonda NASA riscrive il mistero del “lago nascosto”

L'orbiter MRO continua a svelare i segreti di Marte, dimostrando che anche una missione ventennale può trovare modi nuovi e ingegnosi per guardare in profondità nel cuore del Pianeta Rosso

Un’innovativa tecnica radar ha permesso all’orbiter Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA di penetrare più in profondità nel sottosuolo di Marte, mettendo in discussione una delle scoperte più affascinanti degli ultimi anni: un presunto lago di acqua liquida sotto la calotta polare meridionale del Pianeta Rosso. I risultati, pubblicati su Geophysical Research Letters, suggeriscono che la caratteristica misteriosa, sepolta sotto oltre un miglio di ghiaccio, sia più probabilmente uno strato di roccia e polvere piuttosto che un bacino d’acqua. Sebbene la notizia possa deludere chi sperava in un’abbondante riserva idrica, la tecnica potenziata apre nuove ed entusiasmanti possibilità per la ricerca di risorse sotterranee cruciali per le future missioni umane.

Una manovra “estrema” per una visione più nitida

La scoperta del presunto lago nel 2018, effettuata dallo strumento MARSIS (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionospheric Sounding) a bordo della sonda Mars Express dell’ESA, aveva scatenato un’ondata di interesse scientifico, data la stretta correlazione tra l’acqua liquida e la potenziale vita.

Per indagare ulteriormente, i ricercatori della missione MRO si sono concentrati sull’area. Guidati dagli scienziati SHARAD (Shallow Radar) Gareth Morgan e Than Putzig, in collaborazione con il team operativo del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, hanno sviluppato una manovra speciale definita “very large roll” (rollio molto ampio).

  • Il problema – L’antenna di SHARAD si trova nella parte posteriore dell’MRO e il corpo dell’orbiter ne ostacola la visuale, indebolendo la sensibilità dello strumento;
  • La soluzione – Gli ingegneri hanno sviluppato un comando che fa ruotare il veicolo spaziale di 120 gradi. Questo allineamento dirige una maggiore porzione del segnale radar SHARAD verso la superficie, consentendo di penetrare più in profondità e ottenere un’immagine più chiara del sottosuolo.

Segnali radar a confronto

Quando un segnale radar rimbalza sugli strati sotterranei, l’intensità del riflesso dipende dalla composizione del materiale. Molti materiali permettono al segnale di passare o lo assorbono, producendo un ritorno debole. L’acqua liquida, al contrario, è estremamente riflettente e invia un segnale molto forte (come una torcia puntata su uno specchio).

  • MARSIS (2018) – L’esperimento dell’ESA aveva rilevato un segnale brillante in un’area di circa 20 km sotto 1.500 metri di ghiaccio, che era stato interpretato come una probabile lago salmastro (il sale abbassa il punto di congelamento);
  • SHARAD (2025) – Dopo aver eseguito il “very large roll” con successo, il team MRO è riuscito a sondare l’area precisa dove MARSIS aveva rilevato il segnale. SHARAD ha tuttavia rilevato un segnale debole. Un’osservazione adiacente non ha rilevato alcun segnale, suggerendo che un qualche elemento unico stia causando una singolare anomalia radar nel punto esatto del segnale MARSIS.

Abbiamo osservato quest’area con SHARAD per quasi 20 anni senza vedere nulla a quelle profondità“, ha affermato Putzig.

Secondo Morgan e Putzig, l’ipotesi del lago è ora difficile da sostenere. Una spiegazione alternativa è che il segnale luminoso rilevato da MARSIS possa provenire semplicemente da una rara area sotterranea liscia (in contrasto con il terreno sottostante altamente craterizzato del polo sud marziano), come un antico flusso lavico.

Nuove frontiere per l’esplorazione

Nonostante l’esito negativo per l’acqua liquida superficiale in questo specifico punto, la tecnica del “very large roll” si è rivelata estremamente efficace. Gli scienziati sono ora ansiosi di riutilizzarla per esaminare altre regioni di Marte scientificamente interessanti. Un obiettivo chiave è Medusae Fossae, una vasta formazione geologica vicino all’equatore marziano. Mentre alcuni suggeriscono che sia composta da ceneri vulcaniche, altri ipotizzano la presenza di grandi quantità di ghiaccio sepolto in profondità.

Se si tratta di ghiaccio, ciò significa che ci sono molte risorse idriche vicino all’equatore marziano, dove si vorrebbe inviare esseri umani“, ha concluso Putzig. L’equatore è esposto a una maggiore luce solare, il che lo renderebbe una posizione più calda e ideale per gli astronauti.

L’orbiter MRO continua così a svelare i segreti di Marte, dimostrando che anche una missione ventennale può trovare modi nuovi e ingegnosi per guardare in profondità nel cuore del Pianeta Rosso.