Nella Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani, in Via della Dogana Vecchia 29, si è svolto il seminario “Ponte sullo Stretto: confronto tecnico-scientifico su aspetti geologici e sicurezza del progetto”, un appuntamento dedicato a un confronto approfondito sulle basi scientifiche che riguardano la progettazione dell’opera. Tra gli interventi più rilevanti ha suscitato particolare attenzione quello del Dott. Gianluca Valensise, Dirigente di Ricerca e sismologo dell’INGV, che ha presentato una panoramica dettagliata sui principali elementi geologici e sismologici dell’area.
Valensise ha spiegato come esista un modello consolidato del terremoto del 1908 – assunto come evento di riferimento per il progetto – in grado di conciliare le evidenze geologiche, i dati sismologici e le misurazioni geodetiche. Ha sottolineato che si trattò di un terremoto molto forte ma estremamente raro, come confermato sia dalle deformazioni osservabili in marker geologici, sia dalla documentazione storica e da alcune testimonianze archeologiche. Ha inoltre ricordato che i terremoti del 1783, talvolta confusi nella narrazione pubblica, non si verificarono nello Stretto ma altrove, e pertanto non rappresentano un riferimento diretto per l’area del ponte.
Nel corso dell’intervento si è soffermato anche sulla natura delle faglie presenti nel settore dello Stretto. Le indagini mostrano che esistono alcune piccole faglie attive sul fondale marino, collocate sopra la porzione più superficiale della grande struttura responsabile del sisma del 1908. Valensise ha chiarito che la cosiddetta “Faglia di Cannitello” non è in realtà una faglia, bensì un terrazzo marino, ossia un’antica linea di riva fossile senza evidenze di attività recente. Anche la “Faglia di Pezzo” è una struttura antica, utilizzata in passato come linea di costa e poi sollevata; nessuna delle due ha mostrato segni di movimento durante il terremoto del 1908.
Un altro aspetto cruciale affrontato nel suo intervento riguarda le deformazioni lente dell’area. Lo spostamento verticale relativo tra i siti previsti per i piloni del ponte è estremamente ridotto, pari a circa 0,1 millimetri l’anno. L’intera regione dello Stretto si estende a un tasso di circa 2,2 millimetri l’anno, dei quali soltanto 0,8 millimetri l’anno interessano direttamente la distanza tra i due piloni. Questo processo, ha spiegato Valensise, non avviene in modo costante ma procede soprattutto attraverso eventi episodici, come i grandi terremoti.
Pericolosità da scuotimento
La pericolosità è determinata non dai piccoli terremoti, ma dalla magnitudo e frequenza di quelli forti (Mw≥5.5).

I forti terremoti (Mw≥5.5) sono generati da grandi faglie

Sorgenti sismogenetiche e forti terremoti
Il motore geodinamico dell’evoluzione dello Stretto
Subduzione, sollevamento regionale ed estensione subregionale creano topografie caratteristiche.