Nella cornice istituzionale della Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani, in Via della Dogana Vecchia 29, si è svolto il seminario “Ponte sullo Stretto: confronto tecnico-scientifico su aspetti geologici e sicurezza del progetto”, un appuntamento atteso e denso di contenuti, pensato per riportare al centro del dibattito pubblico i dati tecnici e le valutazioni scientifiche legate a una delle opere infrastrutturali più importanti del Paese, il Ponte sullo Stretto. Dopo i saluti introduttivi e gli interventi del senatore a vita Elena Cattaneo e dell’amministratore delegato della Stretto di Messina S.p.A., Pietro Ciucci, il confronto è entrato nel vivo con il dialogo serrato tra Carlo Doglioni, professore ordinario di Geodinamica alla Sapienza di Roma ed ex presidente dell’INGV, e Gianluca Valensise, dirigente di ricerca e sismologo dello stesso Istituto. Un botta e risposta approfondito, ricco di analisi e valutazioni tecniche.
Il primo intervento è di Carlo Doglioni, professore ordinario di Geodinamica alla Sapienza di Roma: “sappiamo che i terremoti non li possiamo prevedere, ma che possono tornare. Quando si tratta di un’opera strategica, come una centrale nucleare, si pensa: qual è il caso più estremo a cui essere soggetti? Nello Stretto la magnitudo 7 entra ampiamente nello Stretto di Messina, in cui abbiamo varie faglie e varie autori che le fagliano in modo diverso. Abbiamo varie faglie attive nello Stretto di Messina. La faglia di Scilla è certamente attiva. Noi abbiamo tre sistemi di faglie, quello di Messina, di Capo Peloro e Scilla con terremoti potenziali con magnitudo 6.5 e anche 7. Lo Stretto di Messina può essere certamente area epicentrale con eventi M>7″.
“Nel progetto c’è una faglia, nota come faglia di Cannitello, composta da vari piani sub paralleli che possono attivarsi. Non sappiamo se questa faglia possa arrivare in superficie ma non è detto che non possa accadere. Lo Stretto di Messina di certo può essere area epi-centrale, con diverse faglie presenti e terremoti di magnitudo superiore a 7”.
“Noi sappiamo che le accelerazioni non intaccano l’impalcato, potrebbero dare problemi all’ancoraggio delle funi e delle torri”.
Poi è stato il turno di Gianluca Valensise: “la faglia del 1908 pende verso est, a destra. Grande attenzione è stata posta sulla faglia di Cannitello, anche dal punto di vista storico, e sul rapporto tra faglie primarie e faglie secondarie”. Secondo Valensise, quella di Cannitello non è una faglia. Attraverso dati e mappe l’esperto ha evidenziato, a dispetto dell’approfondimento di Doglioni, che quella non è una faglia, e dunque non può essere considerata potenzialmente pericolosa.
“Il ponte sullo stretto di Messina potrebbe resistere a un terremoto come quello dell’Aquila o al peggiore scenario immaginabile?”, ha chiesto la senatrice ai ricercatori e ai tecnici, osservando che “sono doverose risposte che poggino su solide basi scientifiche”. “Vogliamo capire i dati – ha aggiunto – per comprendere meglio un’opera che riguarda tutti”.
Per l’amministratore delegato della società stretto di Messina, Pietro Ciucci, “il progetto definitivo del ponte è il risultato di un grande lavoro svolto da un team internazionale a guida italiana”. Sul rischio di forti terremoti nello stretto arriva il parere del sismologo Gianluca Valensise, dell’Ingv: “non abbiamo evidenza storica di terremoti molto forti in questa zona”.




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