Il ritrovamento, avvenuto nel 2009 nella regione di Afar in Etiopia, aveva lasciato perplessi gli studiosi: un piede parziale di 3,4 milioni di anni, simile ma non identico a quello di Australopithecus afarensis – la specie di Lucy – e impossibile da associare a un contesto anatomico completo. Il cosiddetto Burtele Foot mostrava tratti insoliti, come una maggiore capacità di presa e una mobilità all’alluce superiore rispetto a A. afarensis. La mancanza di denti o resti craniali impediva, però, una classificazione definitiva. Le nuove scoperte pubblicate su Nature hanno finalmente risolto il mistero.
Una nuova specie di australopiteco prende forma
Tra il 2015 e il 2025, nella stessa area geografica e nello stesso livello stratigrafico del Burtele Foot, sono stati rinvenuti nuovi fossili: frammenti di mandibole, denti, porzioni di cranio e persino parte di un ischio giovanile. Grazie a queste scoperte, gli studiosi hanno potuto attribuire con sicurezza questi reperti – e dunque anche il famoso piede – alla specie Australopithecus deyiremeda, identificata per la prima volta solo dieci anni fa. Questa specie conviveva nella stessa regione e nello stesso intervallo di tempo (3,5-3,3 milioni di anni fa) con A. afarensis, dimostrando che l’Africa orientale ospitava più specie di ominini bipedi contemporaneamente, un quadro molto più complesso di quello ipotizzato in passato.
Un australopiteco più primitivo: denti piccoli e dieta selettiva
I fossili dentari analizzati mostrano caratteristiche più arcaiche rispetto a A. afarensis. Le analisi isotopiche dell’enamel indicano una dieta molto orientata verso cibi C3: foglie, frutta e noci provenienti da alberi e arbusti, con minore variabilità rispetto ad A. afarensis. Questo suggerisce una maggiore specializzazione alimentare e un habitat probabilmente più boscoso. I risultati pubblicati su Nature confermano questo quadro coerente.
Un bipedismo diverso: A. deyiremeda camminava… ma si arrampicava ancora
L’elemento più affascinante riguarda però il modo di muoversi. Il Burtele Foot, ora assegnato definitivamente ad A. deyiremeda, mostra tratti che uniscono bipedismo e capacità arboree: falangi più curve, alluce più mobile, metatarsi con maggiore torsione, struttura flessibile del mesopiede. Queste caratteristiche indicano che questa specie era un arrampicatore molto abile, capace di muoversi sugli alberi con più facilità rispetto a Lucy. Tuttavia, camminava anche eretto sul terreno.
La ricerca suggerisce quindi che il cammino bipede non aveva ancora assunto una forma “moderna” e unificata nel Pliocene, e che esistevano molteplici esperimenti evolutivi.
Due specie, due stili di vita: un Pliocene sorprendentemente “affollato”
La presenza simultanea di A. deyiremeda e A. afarensis nella stessa regione e nello stesso periodo solleva domande cruciali sull’evoluzione umana: convivenza in nicchie ecologiche diverse, differenze alimentari e comportamentali, locomozioni divergenti, percorsi evolutivi separati. Il fatto che due ominini bipedi vivessero fianco a fianco tra 3 e 4 milioni di anni fa indica una radiazione evolutiva molto più complessa di quanto si credesse.
Gli autori sottolineano che la ricerca e le scoperte future saranno fondamentali per comprendere davvero l’origine del bipedismo “umano”.



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