Stelle supermassicce e origini cosmiche: un nuovo modello svela i segreti degli ammassi globulari

"Bastano poche stelle estremamente massicce per lasciare un’impronta chimica duratura su un intero ammasso"

Un team internazionale guidato da Mark Gieles, ricercatore ICREA presso l’Istituto di Scienze del Cosmo dell’Università di Barcellona e l’Istituto di Studi Spaziali della Catalogna, ha sviluppato un modello innovativo che potrebbe risolvere uno dei più grandi enigmi dell’astrofisica: l’origine delle peculiari firme chimiche degli ammassi globulari, tra i sistemi stellari più antichi dell’universo. Pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, lo studio propone che stelle supermassicce, fino a 10.000 volte la massa del Sole, abbiano avuto un ruolo cruciale nella formazione e nell’evoluzione iniziale di questi ammassi. Basandosi sulla teoria dell’“inertial inflow”, il modello mostra che la turbolenza del gas nei primi milioni di anni ha favorito la nascita di poche, ma enormi stelle capaci di arricchire l’ambiente circostante con elementi come elio, azoto, ossigeno e magnesio.

Bastano poche stelle estremamente massicce per lasciare un’impronta chimica duratura su un intero ammasso“, spiega Gieles. Secondo le coautrici Laura Ramírez Galeano e Corinne Charbonnel dell’Università di Ginevra, queste condizioni offrono una spiegazione naturale per le differenze chimiche osservate negli ammassi più antichi. Il modello apre inoltre nuove prospettive sulla formazione delle prime galassie e sull’origine dei buchi neri di massa intermedia.