Un’importante risorsa scientifica della NASA rischia di concludere la propria missione in modo drammatico e inaspettato. Il Neil Gehrels Swift Observatory, che da oltre vent’anni monitora alcuni dei fenomeni più estremi dell’universo, si trova oggi in una situazione critica: la sua orbita sta decadendo così velocemente da rendere probabile un rientro incontrollato nell’atmosfera terrestre già alla fine del 2026, con una probabilità che sale al 90% entro il 2027. Perdere Swift significherebbe non soltanto rinunciare a un telescopio ancora pienamente operativo, ma anche dire addio a uno strumento che ha rivoluzionato lo studio dei lampi gamma e dei transienti cosmici. Per questo, in una corsa contro il tempo e contro le leggi della fisica orbitale, la NASA ha deciso di tentare un’operazione mai sperimentata prima, affidando a un’azienda privata una missione di salvataggio dal sapore quasi fantascientifico.
Un telescopio essenziale per lo studio dell’universo violento
Lanciato il 20 novembre 2004, Swift ha trascorso oltre 21 anni a osservare alcuni tra i fenomeni più energetici dell’universo:
- i lampi gamma (gamma-ray bursts), le esplosioni più potenti note;
- eventi transitori come la cometa interstellare 3I/ATLAS;
- numerose sorgenti cosmiche variabili.
Come per tutti i satelliti in orbite basse, anche la sua traiettoria si sta progressivamente abbassando a causa dell’attrito con gli strati più alti, seppur rarefatti, dell’atmosfera terrestre. Questo fenomeno naturale è però stato accelerato da un fattore esterno: l’aumento dell’attività solare.

Il Sole accelera la caduta
Secondo la NASA, il picco di attività solare registrato nell’ottobre scorso ha riscaldato e dilatato l’atmosfera esterna, rendendo più intenso il “freno” che agisce sul telescopio.
Le previsioni sono preoccupanti:
- 50% di probabilità di rientro entro giugno 2026;
- 90% di probabilità entro il 2027.
Un rientro incontrollato comporterebbe rischi al suolo, ma soprattutto la perdita definitiva di un osservatorio ancora scientificamente prezioso.
La missione di salvataggio: Katalyst entra in scena
Per evitare l’inevitabile, la NASA ha assegnato 30 milioni di dollari alla società americana Katalyst, incaricandola di sviluppare un veicolo robotico capace di agganciare il telescopio e spingerlo su un’orbita più alta e stabile.
La missione è innovativa sotto molti aspetti:
- Il veicolo verrà lanciato tramite un razzo Pegasus XL della Northrop Grumman;
- Il lancio non avverrà da terra, ma da un aereo in volo, soluzione che consente di raggiungere l’orbita molto particolare di Swift, difficilmente accessibile dai tradizionali spazioporti statunitensi.
Una manovra mai tentata prima
La sfida maggiore riguarda il rendez-vous con Swift. A differenza dello Hubble Space Telescope, progettato per essere visitato dagli astronauti dello Shuttle, Swift non è stato concepito per essere agganciato o riparato. Per questo Katalyst ha dovuto sviluppare un meccanismo robotico di cattura su misura, capace di afferrare il telescopio senza danneggiarne gli strumenti sensibili.
Tutto questo deve avvenire in tempi rapidissimi.
“Si tratta di salvare una risorsa scientifica di livello mondiale e dimostrare che gli Stati Uniti possono reagire rapidamente in orbita“, ha dichiarato Ghonhee Lee, CEO di Katalyst. “Stiamo dimostrando che, quando serve, possiamo passare dall’identificazione del problema a una missione di attracco robotico in meno di un anno“.
Un futuro modello per altre missioni
Se la missione avrà successo, potrebbe inaugurare una nuova epoca per la manutenzione dei telescopi spaziali. Le tecnologie robotiche sviluppate potrebbero essere applicate anche ad altri osservatori, incluso il celebre Hubble, che pur trovandosi su un’orbita più alta, prima o poi affronterà un destino simile. La corsa contro il tempo è iniziata: nei prossimi mesi sapremo se Swift potrà continuare a scrutare l’universo o sarà costretto a un rientro prematuro. Una missione che unisce scienza, ingegneria e una dose non trascurabile di audacia tecnologica.


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