Tre astronauti cinesi – Wang Jie, Chen Zhongrui e Chen Dong – sono attualmente bloccati a bordo della stazione spaziale Tiangong, dopo che la loro capsula di rientro è stata colpita da un frammento di “space junk“, ovvero detriti spaziali. L’incidente è avvenuto mercoledì 5 novembre, poche ore prima del previsto rientro sulla Terra della missione Shenzhou-20, in orbita dallo scorso aprile. L’annuncio del rinvio è arrivato attraverso un comunicato della China Manned Space Agency (CMSA) pubblicato su Weibo: “La capsula di rientro è sospettata di essere stata colpita da piccoli detriti spaziali. Sono in corso analisi d’impatto e valutazioni di rischio per garantire la sicurezza degli astronauti“.
Un rientro rimandato (per ora)
Il colpo, avvenuto mentre la navicella era ancora attraccata alla Tiangong, ha costretto le autorità cinesi a sospendere il rientro, in attesa di comprendere l’entità dei danni. Non si conosce ancora se il modulo sia compromesso o se potrà essere utilizzato in sicurezza per il ritorno sulla Terra. Nel caso la capsula risultasse inagibile, la CMSA ha previsto un piano di emergenza: la capsula Shenzhou-20 potrebbe essere sganciata e fatta rientrare senza equipaggio, mentre i 3taikonauti verrebbero riportati a casa a bordo della capsula Shenzhou-21, attualmente attraccata alla stazione.
Un record (involontario) nello Spazio
Il comandante Chen Dong non è nuovo ai primati. Con questa missione, ha già superato i 400 giorni complessivi nello Spazio, diventando l’astronauta cinese con più tempo trascorso in orbita. Ora, a causa del ritardo, il suo record continuerà ad allungarsi.
Una situazione che ricorda quella dell’astronauta americano Frank Rubio della NASA, rimasto sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per 371 giorni dopo che un micrometeorite aveva danneggiato la sua capsula di rientro nel 2023.
Il pericolo invisibile della “spazzatura spaziale”
Quello che ha colpito la capsula Shenzhou-20 è probabilmente un frammento di uno dei milioni di detriti orbitanti intorno alla Terra: resti di vecchi satelliti, razzi esausti o frammenti generati da collisioni. Il problema è in costante crescita: ogni nuovo lancio aggiunge materiale in orbita, aumentando il rischio di impatti a catena, una situazione nota come “Sindrome di Kessler“. In uno scenario del genere, una collisione potrebbe innescarne molte altre, rendendo le orbite terrestri basse inutilizzabili per decenni.
Già nel 2023 un pannello solare della Tiangong era stato colpito da un detrito, provocando un parziale blackout. Anche la Stazione Spaziale Internazionale deve spesso eseguire manovre di emergenza per evitare frammenti più grandi.
Verso una “pulizia orbitale”?
Agenzie spaziali e aziende private stanno studiando soluzioni per ripulire lo spazio: reti magnetiche, satelliti “spazzini”, bracci robotici e sistemi di deorbitazione controllata. Tuttavia, la tecnologia è ancora costosa e complessa, e la cooperazione internazionale resta frammentata.
Un monito dal cielo
L’incidente della Shenzhou-20 è un campanello d’allarme per l’intera comunità spaziale. Ogni frammento orbitante, anche piccolo come una vite, viaggia a velocità superiori ai 25mila km/h, abbastanza da perforare l’acciaio. Mentre i 3 taikonauti continuano la loro missione con sangue freddo e professionalità, il mondo osserva. Lo Spazio, una volta simbolo di progresso e avventura, rischia di trasformarsi in una discarica orbitante se non impariamo a gestirlo con responsabilità.


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