Gli Stati Uniti hanno chiesto il completo ritiro della proprietà russa dalla compagnia petrolifera serba Nis come unica condizione per la revoca delle sanzioni americane a cui è sottoposta la compagnia da oltre un mese. Lo ha dichiarato il ministro serbo dell’energia, Dubravka Djedovic-Handanovic, citata dalla tv di stato serba Rts. “Per la prima volta, l’amministrazione statunitense ha dichiarato in modo chiaro e inequivocabile di volere un cambiamento completo nella struttura proprietaria di Nis e la rimozione degli asset russi dalla società”, che per il 50% è controllata dalla compagnia petrolifera russa Gazprom Neft e per il 6,15% dal colosso energetico Gazprom, che a sua volta controlla la sussidiaria Neft.
Djedovic ha aggiunto che Washington ha messo chiaro in una comunicazione inviata a Belgrado ieri, che non ci potranno essere tentativi di nascondere la presenza russa nella società. Il ministro serbo, fa sapere Rts, ha anche aggiunto che Washington ha dato via libera ai negoziati per un cambio di proprietà di Nis con scadenza entro il 13 febbraio, ma non ha autorizzato “la prosecuzione delle attività di Nis”.
La minaccia degli USA
Gli Stati Uniti per diversi mesi hanno minacciato di sanzionare la Nis ma hanno ripetutamente concesso rinvii, fino al 9 ottobre, quando le sanzioni sono entrate in vigore. I media serbi hanno riferito che in un incontro con una delegazione russa composta dall’amministratore delegato di Gazprom Neft, Alexander Dyukov, e dal viceministro dell’Energia russo, Pavel Sorokin, il presidente serbo, Aleksandar Vucic ha proposto di acquistare le azioni russe e di restituirle “quando la situazione internazionale si sarà normalizzata”. Tuttavia, Mosca, a quanto pare, “non è particolarmente interessata a una simile soluzione” e ritiene più accettabile vendere la propria quota a terzi.


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