L’uragano Melissa ha lasciato dietro di sé una scia di morte e devastazione nei Caraibi. Oltre 50 persone sono morte, principalmente ad Haiti e in Giamaica, dopo il passaggio del ciclone che, nei giorni scorsi, ha raggiunto la 5ª categoria sulla scala Saffir-Simpson, diventando il fenomeno meteorologico più potente dell’attuale stagione atlantica. Secondo la Direzione della Protezione Civile di Haiti (DPC), almeno 31 persone sono morte e 21 risultano disperse a causa delle violente piogge e delle inondazioni. La zona più colpita è Petit-Goâve, a sud di Port-au-Prince, dove l’esondazione del fiume La Digue ha travolto interi quartieri. Solo in questa area si contano 23 vittime, tra cui 10 bambini.
In Giamaica, il bilancio ufficiale riporta 19 morti, ma secondo il ministro dell’Istruzione e dell’Informazione Dana Morris Dixon, il numero potrebbe salire: “La devastazione nell’Ovest è inimmaginabile”. I distretti di Westmoreland e Saint Elizabeth risultano i più colpiti.
Un uragano da record
Melissa ha raggiunto venti sostenuti superiori ai 260 km/h, tipici dei cicloni di 5ª categoria, con un nucleo centrale di bassa pressione che ha alimentato una struttura estremamente compatta e violenta. Dopo aver toccato il picco d’intensità, ieri il sistema si è trasformato in ciclone post-tropicale, ma continua a generare mareggiate pericolose lungo la costa nordorientale degli Stati Uniti, nel Canada atlantico, Bahamas, Bermuda e Turks e Caicos.
Gli esperti del National Hurricane Center (NHC) statunitense sottolineano che Melissa rappresenta un ulteriore segnale dell’intensificazione dei fenomeni tropicali nel bacino atlantico, alimentati da temperature oceaniche eccezionalmente elevate e da un’atmosfera più carica di umidità.
Emergenza umanitaria e difficoltà logistiche
Le operazioni di soccorso sono rese complesse dal collasso delle infrastrutture: oltre il 60% della Giamaica è senza elettricità, e la rete telefonica funziona solo a tratti. In molte aree le strade sono impraticabili, impedendo l’arrivo dei soccorsi.
Il ministro giamaicano dell’Energia e dei Trasporti Daryl Vaz ha ammesso che la sfida principale resta la distribuzione degli aiuti: “La parte difficile è la logistica per far arrivare questi aiuti in queste aree nel più breve tempo possibile, e siamo praticamente senza tempo a causa della disperazione della popolazione”.
Per supportare le operazioni, 8 elicotteri militari statunitensi sono in arrivo per il trasporto di feriti e materiali umanitari.
Haiti e Giamaica in ginocchio
Ad Haiti, il Consiglio Presidenziale di Transizione (CPT) ha promesso misure “urgenti” per assistere le vittime e ha ribadito la determinazione dello Stato a “sostenere tutti i cittadini colpiti”. In Giamaica, il governo ha istituito il Comitato di Assistenza e Recupero, con oltre 6mila sfollati già ospitati nei centri di evacuazione della parte occidentale dell’isola.
Necephor Mghendi, capo delegazione della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR) per i Caraibi anglofoni e neerlandesi, ha dichiarato che le famiglie colpite “impiegheranno anni per riprendersi”.











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