“L’alluvione del 2010 ha segnato profondamente il Veneto: 235 Comuni colpiti, oltre 1.000 famiglie e imprese danneggiate, danni per circa un miliardo di euro. Ma da quella tragedia è nato un modello virtuoso, che oggi rende il nostro territorio più sicuro e rappresenta un riferimento a livello nazionale“. Così il Presidente del Veneto, Luca Zaia, ricorda a distanza di 15 anni l’emergenza che colpì la regione nel novembre 2010, poche settimane dopo l’inizio della sua prima legislatura. “Fin da subito – ricorda Zaia – abbiamo scelto di operare con un approccio federalista, anticipando risorse ai Comuni, che hanno gestito direttamente il rapporto con i cittadini colpiti. È stato un grande lavoro di squadra con le amministrazioni locali, che ringrazio ancora”.
“Dall’emergenza è nato un piano di prevenzione idraulica strutturato e ambizioso: il Piano per la Salvaguardia Idraulica del Veneto, costruito con il supporto scientifico del Professor D’Alpaos e altri esperti, che ha previsto 23 bacini di laminazione e oltre 3.000 interventi per un valore complessivo di 2,7 miliardi di euro”. “Quel piano – aggiunge Zaia – è stato definito da alcuni un ‘libro dei sogni’. Oggi è realtà. Sono 14 i bacini già completati e operativi. E i risultati si vedono: in territori già colpiti nel 2010, piogge anche più intense non hanno più provocato allagamenti. Il Veneto è diventato un laboratorio nazionale nella gestione del rischio idrogeologico, a cui sempre più Regioni guardano con attenzione“.
Zaia conclude sottolineando che “l’impegno non si ferma. Restano aree che necessitano interventi strutturali, come il bacino del Piave, teatro della storica piena del 1966. La sicurezza del nostro territorio resta una priorità assoluta da perseguire con visione, continuità e responsabilità”.


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