Grecia ancora una volta alle prese con il maltempo estremo. L’Attica occidentale sta vivendo ore di grande difficoltà a causa delle inondazioni che hanno colpito in particolare l’area di Megara, uno dei punti più esposti all’ondata di maltempo alimentata dalla profonda depressione mediterranea “Byron”. Il ciclone, formatosi sul Mediterraneo centro-orientale, sta attraversando la Grecia con una serie di temporali violenti e piogge torrenziali, responsabili di allagamenti improvvisi e interruzioni della viabilità. Tra le aree colpite figura anche il piccolo aeroporto locale, finito sotto l’acqua nel giro di poche ore.
Megara, Nea Peramos e Mandra: le aree più colpite dall’alluvione
Secondo gli aggiornamenti del servizio meteorologico e della Protezione Civile greca, i nuclei temporaleschi più intensi hanno colpito duramente la fascia occidentale dell’Attica. Le città di Megara, Nea Peramos e Mandra sono state investite da una sequenza di rovesci persistenti che ha trasformato interi quartieri in fiumi di acqua e detriti. In molti casi, garage e piani terra sono stati sommersi in pochi minuti, mentre lungo l’autostrada Atene–Corinto diversi tratti sono diventati impraticabili a causa delle ingenti quantità d’acqua.

L’emissione del messaggio di emergenza 112 ha spinto le autorità a invitare i residenti a lasciare immediatamente scantinati e zone ribassate, spostandosi ai piani superiori. In alcune aree sono state avviate evacuazioni preventive, soprattutto lungo i corsi d’acqua soggetti a repentini innalzamenti del livello idrico.
Ciclone “Byron”: perché sta causando danni così gravi
Il ciclone “Byron” si caratterizza per una struttura barica molto ben organizzata, con fasce spiraliformi di precipitazioni convettive che hanno insistito ripetutamente sulle stesse zone. Le reti pluviometriche greche indicano accumuli superiori ai 100–150 mm in meno di 24 ore, valori tipici dei grandi eventi alluvionali che colpiscono il Mediterraneo orientale.
La situazione nell’area di Megara è ulteriormente aggravata da fattori locali ben conosciuti dagli esperti: una forte urbanizzazione, la presenza di torrenti canalizzati o parzialmente tombati, infrastrutture idrauliche spesso insufficienti e terreni già saturi dopo le piogge dei giorni precedenti. Tutti elementi che amplificano la rapidità del deflusso superficiale e la formazione delle cosiddette “strade-fiume”, fenomeno documentato dai numerosi video diffusi sui social nelle ultime ore.
Soccorsi in piena attività e territorio in sofferenza
I vigili del fuoco greci, già sovraccarichi di richieste, hanno gestito oltre duecento interventi tra recuperi di automobilisti intrappolati, pompaggi d’acqua da abitazioni e assistenza a famiglie bloccate ai piani inferiori. Si registrano anche frane e smottamenti nei versanti collinari e caduta di alberi su alcune vie di comunicazione.
Le autorità mantengono il livello di massima allerta, poiché i modelli previsionali indicano la possibilità che nuovi temporali possano insistere sulle stesse aree ancora per diverse ore, in uno scenario idrologico già al limite.
Grecia, un territorio sempre più vulnerabile agli eventi estremi
Le alluvioni provocate da “Byron” rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme: l’Attica occidentale mostra una forte vulnerabilità strutturale di fronte agli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti e intensi nel bacino del Mediterraneo. In quest’area la combinazione tra piogge estreme, urbanizzazione estesa e drainage insufficiente produce spesso alluvioni lampo con tempi di risposta molto rapidi.
Per comprendere a fondo la portata dell’evento e migliorare le strategie di prevenzione sarà fondamentale, nelle prossime settimane, analizzare in dettaglio i dati delle stazioni pluviometriche ad alta risoluzione, le stime radar e le simulazioni idrologiche sui piccoli bacini di Megara, Nea Peramos e Mandra. Solo incrociando osservazioni al suolo, dati meteorologici e caratteristiche del territorio sarà possibile ridurre il rischio di nuove tragedie in occasione dei prossimi episodi di maltempo estremo in Grecia.



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