Astronomia, esperto: “3I/ATLAS potrebbe essere un vulcano di ghiaccio”

Secondo uno studio, la cometa "3I/ATLAS potrebbe essere un oggetto carbonaceo primitivo, probabilmente arricchito di metallo nativo e sottoposto a significative alterazioni acquose durante il suo avvicinamento al Sole, sperimentando un criovulcanismo". Il commento dell'esperto INAF

Effettivamente, considerando i dati dello studio e la velocità di rotazione di 3I/ATLAS, non è da escludere che possa trattarsi di un oggetto con una diffusa attività criovulcanica. E in questo caso sarebbe il primo oggetto interstellare con attività criovulcanica a noi noto“. Così Mario Giuseppe Guarcello, Primo Ricercatore INAF presso l’Osservatorio Astronomico di Palermo ha commentato uno studio in preprint – al quale non ha preso parte – dedicato alla cometa 3I/ATLAS proveniente da fuori il nostro Sistema Solare e che negli ultimi mesi ha fatto molto parlare di sé.

Per gli autori dello studio, “le somiglianze spettrali indicano che 3I/ATLAS potrebbe essere un oggetto carbonaceo primitivo, probabilmente arricchito di metallo nativo e sottoposto a significative alterazioni acquose durante il suo avvicinamento al Sole, sperimentando un criovulcanismo come ci si potrebbe aspettare per un oggetto transnettuniano incontaminato. Proponiamo che la combinazione di elevata abbondanza di metalli e abbondante ghiaccio d’acqua possa spiegare l’insolita morfologia della chioma e i prodotti chimici segnalati finora”.

“Ciò che ci stanno dicendo gli autori – continua Guarcello – è che all’interno di 3I/ATLAS fin dalla sua ‘nascita’ sussistevano depositi di acqua, ammoniaca, composti di metano o altro che sono rimasti ‘dormienti’ fino all’arrivo nel nostro Sistema Solare. Qui, sebbene abbia fatto un viaggio immenso, la cometa per la prima volta si sarebbe avvicinata così tanto ad una stella, il nostro Sole, da rilasciare questo materiale sotto forma di eruzione su tutta la superficie della cometa stessa. Eruzione gassosa o liquida che una volta fuori si è immediatamente ghiacciata, come appunto negli altri criovulcani come quelli su Tritone o come il monte Wright su Plutone”.

Se confermati questi dati e queste ipotesi ricostruttive sarebbero estremamente affascinanti – conclude Guarcello – non solo perché avremmo avuto conferma che il fenomeno del criovulcanismo non è confinato al nostro sistema, ma anche perché avremmo assistito al suo risveglio su un oggetto interstellare fino al nostro Sole del tutto ‘incontaminato’. Un oggetto che nel nostro Sistema Solare sta spargendo, grazie a questa attività criovulcanica, materiale che in realtà proviene da un altro sistema planetario”.

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