Il Queensland, principale Stato carbonifero dell’Australia, ha ufficialmente abbandonato i propri obiettivi sulle energie rinnovabili, cancellando il traguardo dell’80% di produzione verde entro il 2035. La scelta, promossa dalla maggioranza di destra, ha immediatamente provocato la reazione degli ambientalisti, che parlano di un “pericoloso passo indietro“. Il Ministro dell’Energia David Janetzki ha difeso la misura sostenendo che carbone e gas restano essenziali per contenere i costi dell’elettricità e sostenere la competitività economica dello Stato in un mercato energetico in rapida evoluzione.
Una posizione che contrasta con la strategia del governo federale laburista guidato da Anthony Albanese, impegnato ad accelerare la transizione ecologica e a ridurre la dipendenza dal carbone, di cui l’Australia è tra i principali produttori mondiali.
Per Ariane Wilkinson, del WWF Australia, prolungare l’attività delle centrali a carbone aggraverà gli impatti climatici già evidenti: incendi, inondazioni, ondate di calore e sbiancamento dei coralli.


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