Nel cuore dell’Asia, là dove la vastità della Mongolia interna si fonde con l’aridità della regione del Gobi, si estende un suggestivo territorio che sembra contraddire le regole stesse della geografia fisica. Il deserto di Badain Jaran, immortalato in una recente immagine radar del satellite Copernicus Sentinel-1 (settembre 2025, pubblicata dall’Agenzia Spaziale Europea), è un mosaico straordinario di dune altissime, laghi nascosti e fenomeni naturali ancora in parte misteriosi.
Un gigante di sabbia a 1200 metri di quota
Con una superficie di circa 49.000 km², Badain Jaran è il 3° deserto più grande della Cina. Sorge sull’altopiano di Alxa, a 1200 metri sul livello del mare, ed è incastonato nella porzione nordoccidentale del più ampio deserto del Gobi. La vista radar rivela una trama fittissima di dune parallele: un “effetto ondulato” che traduce in immagine la densità impressionante di colline di sabbia modellate dal vento.
Tra queste, si ergono alcune delle dune più alte del mondo. Una in particolare raggiunge i 460 metri, superando l’altezza dell’Empire State Building: un colosso di sabbia che, nonostante il dinamismo tipico delle dune modellate dal vento, rimane sorprendentemente stabile grazie a un nucleo compatto. In inverno, questo gigante si ammanta perfino di neve, aggiungendo un paradosso visivo a un paesaggio già di per sé inusuale.
Il canto delle dune
Badain Jaran è uno dei pochi luoghi al mondo in cui si verifica il fenomeno delle “dune che cantano“. Quando un vento secco e caldo soffia con forza, strappa lo strato superficiale di sabbia da quello sottostante. È in quel momento che il deserto “prende voce”: un suono profondo, talvolta assordante, che può durare diversi minuti. L’origine acustica del fenomeno è nota, ma la sua potenza continua a stupire i ricercatori. Le condizioni ideali si manifestano soprattutto in estate, quando le temperature elevate e le forti raffiche generano le vibrazioni necessarie al “canto”.
I laghi misteriosi nel mare di sabbia
Nella cornice ocra del deserto compaiono anche oltre cento laghi, osservabili nella foto satellitare come macchie scure incastonate tra le dune. Sono specchi d’acqua dolce o estremamente salata che conferiscono al deserto il suo nome in lingua mongola: “Badain Jaran”, ovvero laghi misteriosi. La loro origine non è ancora del tutto chiarita. L’ipotesi più accreditata è che siano alimentati da sorgenti sotterranee, una spiegazione che rende ancora più affascinante la presenza dell’acqua in un ambiente dominato dall’aridità.
Un deserto sorprendentemente vivo
La varietà di paesaggi genera una gamma altrettanto ricca di habitat. Nonostante l’apparenza ostile, Badain Jaran ospita una biodiversità significativa: piante adattate agli stress idrici, animali deserticoli e numerose specie acquatiche che prosperano nei laghi interni. Un ecosistema fragile ma straordinariamente resiliente, che dimostra come anche i luoghi più estremi siano teatro di complessi equilibri biologici.


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