Le forze ucraine hanno rivendicato l’attacco che nelle ultime ore ha colpito gli impianti di uno stabilimento di gomma sintetica di Yefremov, nella regione russa di Tula, sottolineando che si tratta di una fabbrica specializzata nella produzione di componenti per esplosivi al plastico e combustibile solido per missili. Inoltre, Kiev ha colpito centri di stoccaggio e manutenzione per imbarcazioni senza pilota nella zona di Myrnyi, nella Crimea occupata. Lo ha rivendicato lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine citato da Ukrinform. Secondo quanto affermato, nello stabilimento di Yefremov sono state registrate esplosioni e un incendio di vasta portata.
Ucraina, Putin vendica l’autobomba: raid devastano la rete elettrica
“Sarà un Natale al freddo e al buio per centinaia di migliaia di civili ucraini. Ancora peggio per i soldati in prima linea, che fronteggiano una nuova ondata di assalti russi per espugnare il Donetsk. Lunedì sera Putin ha scatenato un raid da incubo, con 635 droni e 38 missili che sono piovuti dal tramonto al mattino su tante città. Hanno ucciso tre persone, tra cui un bambino di quattro anni, e ferito altre dodici. Lo sciame si è accanito anche contro la rete elettrica per provocare il collasso della distribuzione di corrente”, scrive Repubblica. “Da quello che è trapelato, i raid hanno preso di mira gli elettrodotti che importano energia dalla Romania e permettono di supplire agli impianti distrutti. Questo ha creato un calo complessivo della tensione, obbligando le tre centrali nucleari ucraine in attività a ridurre la produzione: “dobbiamo attendere che vengano ripristinate le reti”, ha spiegato il viceministro dell’Energia Artem Nekrasov.
I generatori termici del colosso privato Dtek hanno subìto altri danni: è la settima volta che vengono bombardati in due mesi. Le province di Rivne, Ternopil e Khmelnytskyi sono precipitate nell’oscurità, con lunghi blackout anche nei quartieri della capitale. Un ostacolo pure alle forniture belliche: la Zaporizhstal, una delle acciaierie più importanti, ha dovuto interrompere l’attività. Gli ordigni hanno colpito soprattutto vicino ai confini romeno e polacco: Varsavia ha fatto decollare i caccia per impedire che gli ordigni varcassero la frontiera. Anche gli ucraini sono ricorsi ai jet per intercettare i missili cruise e ipersonici. Da Mosca il ministero della Difesa ha fatto sapere che si è trattato di una ritorsione contro gli “attacchi terroristici dell’Ucraina contro obiettivi civili in Russia”, indirizzata contro «le imprese del complesso militare-industriale ucraino e gli impianti energetici che supportano le loro operazioni”.



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