Il sollevamento delle montagne di tutto il mondo e il freddo delle regioni montane ne hanno favorito la straordinaria biodiversità, che ora il riscaldamento globale sta mettendo a rischio. È quanto emerge da uno studio guidato dall’Accademia cinese delle Scienza e pubblicato sulla rivista ‘Science Advances’. Le regioni montane ospitano una quota sproporzionata delle specie vegetali mondiali, ma i processi responsabili del sorgere di questa diversità nel corso del tempo sono rimasti poco chiari. Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno combinato analisi filogenetiche con il contesto geologico e ricostruzioni paleoclimatiche, consentendo loro di identificare il ruolo della formazione delle montagne e del cambiamento climatico nell’assemblaggio evolutivo delle flore alpine.
Hanno esaminato la storia evolutiva di 34 gruppi di piante da fiore, che coprono 8.456 specie. Hanno ricostruito quando e dove queste piante si sono diffuse e diversificate attraverso diverse catene montuose. Utilizzando ricostruzioni paleoclimatiche, hanno successivamente mappato come il progressivo raffreddamento climatico abbia ampliato gli habitat freddi, collegando così regioni d’alta quota un tempo separate nel corso di milioni di anni.
Secondo Xing Yaowu, coautore corrispondente dello studio, “il nostro lavoro collega l’evoluzione delle piante alla storia geologica e climatica della Terra, mostrando come le antiche montagne e i cambiamenti climatici abbiano plasmato la vita alpina in modi chiari e prevedibili“.
I risultati
Nello specifico, i risultati indicano che l’espansione e la diversificazione dei gruppi vegetali alpini si sono basate sia sull’innalzamento delle montagne sia sull’abbassamento delle temperature globali, indipendentemente da dove o quando questi gruppi abbiano avuto origine. Ad esempio, l’innalzamento delle montagne ha creato nuovi habitat in cui le piante hanno potuto evolversi in nuove specie, mentre i climi più freddi hanno collegato aree montuose un tempo isolate, consentendo alle piante di disperdersi e mescolarsi tra le catene montuose.
Allo stesso tempo, i ricercatori hanno scoperto che diversi sistemi montuosi mostravano meccanismi evolutivi distinti. Ad esempio, la regione Tibeto-Himalayano-Hengduan (Thh) fungeva da ‘culla’, con oltre la metà delle nuove specie derivanti dalla diversificazione ‘in situ’, mentre le flore alpine europee e irano-turaniche si assemblavano principalmente da lignaggi locali di media e bassa quota adattati agli habitat alpini. Al contrario, i monti Tianshan hanno in gran parte ‘importato’ specie dalla regione Thh.
In tutte le regioni, si è scoperto che il sollevamento attivo delle montagne accelera costantemente la formazione di nuove specie vegetali all’interno della stessa area, evidenziando il ruolo dei processi geologici nel plasmare la biodiversità.
Dopo eoni di diversificazione delle piante alpine, il raffreddamento globale ha intensificato le connessioni tra gli habitat artici e alpini negli ultimi cinque milioni di anni, secondo i ricercatori, trasformando la regione boreale-artica in un “crocevia biogeografico” per gli scambi floristici tra Eurasia e Nord America.
Insieme, questi risultati forniscono una spiegazione coerente del perché le regioni montuose favoriscano una biodiversità eccezionalmente elevata.


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