Disastro in Asia: oltre 1.500 morti per inondazioni e frane, tra aiuti a rilento e l’emergenza acqua contaminata

Strade e ponti che fungevano da arterie vitali sono stati spazzati via, rendendo alcune aree accessibili unicamente tramite elicottero

A una settimana dalle inondazioni e dalle frane catastrofiche che hanno colpito vaste aree dell’Asia, il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi, superando i 1.500 decessi accertati. Le operazioni di soccorso sono in atto, ma la vastità del disastro sta mettendo a dura prova le capacità dei soccorritori in diverse nazioni. Le autorità hanno confermato un totale di 1.557 vittime, distribuite in modo drammatico tra i Paesi più colpiti: 883 persone sono state confermate morte in Indonesia, 486 nello Sri Lanka e 185 in Thailandia. Si contano anche 3 vittime in Malesia.

L’emergenza dispersi e infrastrutture distrutte

L’emergenza non è solo legata alle vittime accertate. Molti villaggi in Indonesia e Sri Lanka rimangono sepolti sotto fango e detriti, con quasi 900 persone ancora disperse tra i 2 Paesi. La ripresa è invece più avanzata in Thailandia e Malesia. Mentre le acque si ritirano, si rivela l’entità della devastazione infrastrutturale. Strade e ponti che fungevano da arterie vitali, collegando città e distretti al mondo esterno, sono stati spazzati via, rendendo alcune aree accessibili unicamente tramite elicottero. Il crollo delle torri di trasmissione, cedute sotto il peso delle frane, ha inoltre gettato intere comunità nell’oscurità e provocato interruzioni della rete internet.

Aceh Tamiang, epicentro del disastro

La zona più colpita in Indonesia è il distretto di Aceh Tamiang, nella provincia di Aceh. Qui l’infrastruttura è in rovina e interi villaggi sulle colline lussureggianti giacciono sommersi sotto una spessa coltre di fango. Oltre 260mila residenti sono stati costretti ad abbandonare le loro case e le fertili terre agricole. La sopravvivenza per queste persone dipende ora dalla rapidità degli aiuti. L’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari e gli alloggi di emergenza sono le priorità assolute.

I camion carichi di rifornimenti stanno lentamente ripercorrendo le strade riaperte che collegano la città di Medan (Sumatra Settentrionale) ad Aceh Tamiang, quasi una settimana dopo il disastro. Tuttavia, la distribuzione è gravemente rallentata dalla presenza di detriti sulle carreggiate, come ha riferito il portavoce dell’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Disastri, Abdul Muhari.

Acqua contaminata e fame: la crisi umanitaria

La scena ad Aceh Tamiang è di desolazione: auto capovolte, case gravemente danneggiate e carcasse di animali sparse tra i detriti. I sopravvissuti, molti dei quali sono ancora traumatizzati dal ricordo dello tsunami del 2004 che devastò Aceh (uccidendo circa 160mila persone solo nella provincia), stanno affrontando una grave crisi idrica.

I pozzi sono contaminati e le condotte idriche sono state distrutte. L’acqua è diventata un lusso: alcuni residenti hanno riferito di non aver avuto altra scelta che bere l’acqua delle inondazioni, dopo averla filtrata e bollita, un gesto disperato che sta causando l’insorgenza di malattie, specialmente tra i bambini.

Sui ponti danneggiati che attraversano il fiume Tamiang ingrossato, intere famiglie cercano rifugio sotto tende improvvisate. La frustrazione tra i sopravvissuti sta aumentando, con richieste pressanti per attrezzature domestiche per cucinare e per l’istituzione di cucine pubbliche in grado di sfamare le lunghe file di sfollati affamati.