A più di 10 anni dalla misteriosa scomparsa del volo MH370 della Malaysia Airlines, le ricerche in mare riprenderanno domani. L’aereo, con 239 persone a bordo, sparì durante un volo da Kuala Lumpur a Pechino l’8 marzo 2014, dando il via a uno dei più grandi misteri dell’aviazione moderna. Dopo numerosi tentativi infruttuosi, una nuova operazione sarà condotta dall’azienda britannica Ocean Infinity, specializzata in robotica marina. La missione, iniziata mesi fa ma interrotta ad aprile a causa del maltempo, riprenderà su un’area di 15mila km² nell’Oceano Indiano meridionale. Il Ministero dei Trasporti malese ha stabilito che le ricerche saranno condotte a intermittenza per 55 giorni a partire dal 30 dicembre.
Il contratto stipulato con Ocean Infinity prevede la formula “nessun ritrovamento, nessun compenso”: l’azienda riceverà 70 milioni di dollari solo se riuscirà a individuare il relitto.
Il volo MH370 trasportava 12 membri dell’equipaggio malesi e 227 passeggeri, la maggior parte cinesi. A bordo c’erano anche cittadini di Indonesia, India, Francia, Stati Uniti, Iran, Ucraina, Canada, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Russia e Taiwan, oltre a sette australiani.
La scomparsa dell’aereo ha dato vita a una delle più grandi operazioni di ricerca subacquea al mondo, guidata dall’Australia insieme a Malesia e Cina. Tra il 2014 e il 2017 furono esplorate oltre 46.330 miglia quadrate di fondale marino, senza alcun risultato concreto. Un rapporto pubblicato nel 2017 dagli investigatori australiani riconobbe l’impossibilità di fornire risposte definitive alle famiglie delle vittime.
Anche la ricerca del 2018 condotta da Ocean Infinity non portò risultati, e finora le certezze restano poche: gli investigatori escludono sia un gesto volontario dei piloti sia un guasto meccanico, e indicano come probabile la responsabilità di un “intervento illecito di una terza parte” nell’improvvisa inversione di rotta dell’aereo.


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