Secondo il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin la priorità è la tutela dell’industria di media fascia. Da qui i prossimi obiettivi che il governo si appresta a inserire nella sua agenda. Dalle misure contro il caro-bollette al piano sul nucleare, le politiche sono diverse. Provano tutte a intercettare un fabbisogno crescente. “C’è un problema nazionale che si chiama manifattura: dobbiamo tenere il passo rispetto ai prezzi in aumento. L’urgenza è chiara: la tutela di 140mila imprese. Con l’energy release abbiamo già protetto le quattromila realtà più grandi, ora tocca a quelle di fascia media”, ribadisce in un’intervista a Repubblica. “Il mercato libero dovrebbe portare benefici di default. Oggi siamo di fronte a un frazionamento eccessivo: vulnerabili, tutele graduali, mercato misto. Occorre andare verso una progressiva ma necessaria semplificazione. In questo senso il mercato libero, se effettivamente funzionante e trasparente, può aiutare”.
Riguardo il gas: “oggi possiamo contare su approvvigionamenti che coprono poco più del 50% della nostra domanda. Se si verifica un incidente sulle grandi pipeline, come quella che ci collega all’Algeria o il Tap, rischiamo di restare in ginocchio. È vero, abbiamo le riserve e un aiuto importante arriva dai rigassificatori, ma sono molto cauto nel dire che l’Italia è in sicurezza. La produzione di carbone a Brindisi e Civitavecchia si fermerà definitivamente a fine anno, ma io non me la sento di dare l’ordine di smantellamento”.
Il Green Deal e il nucleare
Sul ridimensionamento del Green Deal: “i target sono figli del 2019-2020, di un modello di mondo e di Europa che non esiste più. Il ridimensionamento degli obiettivi prende atto della realtà dei fatti, non è la spinta politica delle destre. Credo che tutti siano arrivati a quella consapevolezza che il governo italiano sollecita da tempo: la decarbonizzazione non è in discussione, ma il timing deve essere sostenibile, molto più di quanto si era immaginato all’inizio”, aggiunge Pichetto Fratin a Repubblica. “Nelle ultime aste sulle rinnovabili abbiamo raggiunto il prezzo di circa 55-60 euro per il fotovoltaico e di 70-80 euro per l’eolico, che rappresentano rispettivamente quasi il 50% e il 70% del prezzo del Pun, il mercato ufficiale. Non abbiamo il bilancio della Germania ma è chiaro: con questi prezzi rischiamo di non essere competitivi. Non possiamo permetterci spese folli, ma dobbiamo e possiamo intervenire sulle voci fisse delle bollette”, continua.
La grande scommessa per il futuro dell’energia è il nucleare: “il mio dovere da ministro è dotare il Paese di un quadro giuridico affinché chi governerà tra qualche anno possa trovarsi nella condizione di decidere. Occorre spogliarsi delle ideologie. Il nucleare è dappertutto: tutti ci allarmiamo per i rifiuti, ma poi giustamente tutti vogliamo la Tac in tutti gli ospedali. Bisogna fare un passo in avanti ulteriore anche dal punto di vista culturale» conclude il ministro”.


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