Fotovoltaico, l’Europa rompe con Pechino: l’Italia apre la strada

Dalle decisioni di Roma alle mosse dei produttori industriali, l’Europa prova a ridurre la dipendenza dal Dragone nella filiera del solare

Il clima per la Cina in Europa si fa sempre più complesso. E non sono le auto elettriche o le batterie il vero terreno di scontro, bensì il fotovoltaico. In particolare, i pannelli solari stanno diventando il simbolo di un cambio di rotta politico e industriale nel Vecchio continente. A innescare questo processo è stata l’Italia, che la scorsa estate ha preso una scelta senza precedenti all’interno dell’Unione Europea: escludere i produttori cinesi di componenti per il fotovoltaico dalle aste per gli incentivi, mettendo al bando le aziende che utilizzano pannelli realizzati, anche solo in parte, in Cina. Una decisione che ha segnato un punto di svolta e che, da allora, sta producendo effetti a catena ben oltre i confini nazionali.

Alcuni dei principali produttori europei di componentistica per il solare stanno valutando la creazione di una sorta di alleanza strategica con un chiaro obiettivo: ridurre il peso delle catene di fornitura di origine cinese e rafforzare la presenza di componenti realizzati in Europa. Attualmente, nel continente operano circa dodici grandi produttori di inverter, nove dei quali fanno ampio ricorso a componentistica proveniente dalla Cina. Gli inverter sono considerati elementi particolarmente sensibili: eventuali vulnerabilità informatiche potrebbero trasformarsi in un rischio concreto per la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico europeo.

Nei giorni scorsi si è tenuta la prima asta italiana interamente “made in Europe” per il solare e il governo ha assegnato oltre 1,1 gigawatt di capacità a progetti che utilizzano esclusivamente apparecchiature non prodotte in Cina con una tariffa, secondo i dati del Gestore dei servizi energetici (Gse), più alta del 17% rispetto a quella registrata in un’asta per le rinnovabili tenutasi a inizio anno. Si tratta di un approccio coerente con il pacchetto di misure pensato per rafforzare l’industria verde europea e ridurre la dipendenza da componenti a basso costo provenienti dalla Cina. Un percorso ancora in fase iniziale, ma che indica con chiarezza la direzione intrapresa dall’Europa nel settore strategico del fotovoltaico.