Il 15 dicembre 1970, esattamente 55 anni fa, l’umanità compì un passo decisivo nell’esplorazione del Sistema solare: la sonda sovietica Venera 7 atterrò su Venere, diventando il primo veicolo spaziale a effettuare un atterraggio controllato su un altro pianeta e a trasmettere dati dalla sua superficie. Un’impresa straordinaria, ottenuta in uno degli ambienti più ostili mai affrontati dall’ingegneria spaziale. Lanciata il 17 agosto 1970, Venera 7 fu progettata per resistere a condizioni estreme: temperature superiori ai 450°C, pressioni oltre 90 volte quelle terrestri e un’atmosfera corrosiva. Durante la discesa, il paracadute si danneggiò, provocando un atterraggio più brusco del previsto. Nonostante ciò, la sonda sopravvisse all’impatto e riuscì a trasmettere un segnale per 23 minuti dalla superficie venusiana.
Quel breve flusso di dati fu sufficiente per confermare che Venere è un pianeta infernale, con temperature elevatissime e una pressione schiacciante, smentendo definitivamente le ipotesi di un mondo simile alla Terra nascosto sotto le sue nubi, nonostante alcune somiglianze (dimensioni e massa simili). Nel pieno della Guerra Fredda, Venera 7 rappresentò anche un successo simbolico per il programma spaziale sovietico.



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