Il cervello come contachilometri: come misuriamo la distanza senza vedere

Un codice neurale nell’ippocampo guida la navigazione anche al buio

Il cervello umano può sapere quanto si è camminato anche senza punti di riferimento visivi, grazie a un vero e proprio “contachilometri interno”. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Nature Communications dal Max Planck Florida Institute for Neuroscience. Raphael Heldman e colleghi hanno scoperto che specifici neuroni dell’ippocampo codificano sia l’inizio del movimento sia la distanza percorsa nel tempo. Per indagare questo meccanismo, i ricercatori hanno addestrato topi a percorrere distanze precise in un ambiente di realtà virtuale privo di segnali visivi. Registrando l’attività elettrica di migliaia di neuroni, hanno osservato due schemi opposti: un gruppo di cellule aumenta rapidamente la propria attività all’inizio del movimento e poi diminuisce, mentre l’altro fa l’opposto, aumentando gradualmente man mano che la distanza cresce. Insieme, questi pattern formano un codice a due fasi che permette al cervello di calcolare lo spazio percorso.

Quando i circuiti responsabili di questi schemi sono stati alterati, i topi hanno perso precisione nella navigazione. Secondo Yingxue Wang, responsabile del team, comprendere questo meccanismo è cruciale anche per la medicina: la capacità di integrare tempo e distanza è tra le prime funzioni a deteriorarsi nella malattia di Alzheimer. Lo studio apre la strada a nuove indagini su come il cervello trasforma l’esperienza in memoria e mantiene l’orientamento in ambienti complessi.