L’impatto climatico dell’aviazione non dipende solo dalle emissioni di anidride carbonica. Un nuovo studio internazionale mostra che le scie di condensazione (contrails) possono rappresentare una quota rilevante del “costo climatico” complessivo del traffico aereo e che una loro riduzione è possibile intervenendo sulle rotte di volo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, è stata condotta dalla Chalmers University of Technology e dall’Università di Goteborg in Svezia, insieme all’Imperial College London. Analizzando sia le emissioni di CO2 sia la formazione delle nubi di cirri indotte dalle scie di condensazione, gli autori hanno stimato che, a livello globale, queste ultime contribuiscono per circa il 15% all’impatto climatico dell’aviazione, se valutato in termini economici e sociali.
Lo studio ha esaminato quasi 500.000 voli sul Nord Atlantico, combinando dati di traffico aereo e meteorologici con modelli avanzati di formazione delle contrails e con un modello clima-economia. I risultati indicano che circa il 38% dei voli genera scie con effetto di riscaldamento, ma che nella maggior parte dei casi sarebbe possibile evitarle con lievi modifiche delle rotte, anche accettando un modesto aumento delle emissioni di CO2.
Ottimizzare le rotte di volo
“Le nostre analisi forniscono una base concreta per strategie di riduzione dell’impatto climatico delle scie di condensazione – ha spiegato Susanne Pettersson, ricercatrice post-doc al Dipartimento di Space, Earth and Environment della Chalmers -. I calcoli possono essere utilizzati per ottimizzare le rotte di volo considerando, oltre ai costi del carburante e ai tempi di percorrenza, anche l’effetto sul clima”.
Secondo i ricercatori, l’ottimizzazione climatica delle rotte potrebbe offrire benefici significativi sia dal punto di vista ambientale sia da quello sociale, fornendo nuovi strumenti operativi a compagnie aeree e sistemi di gestione del traffico aereo.
“I risultati offrono anche una base scientifica per lo sviluppo di nuove politiche e strumenti regolatori – ha aggiunto Daniel Johansson, professore associato alla Chalmers e tra gli autori principali del prossimo rapporto IPCC -. La Commissione europea sta lavorando a proposte per ridurre l’impatto climatico dell’aviazione e questo studio può contribuire a orientare tali decisioni”.
La ricerca rafforza così l’idea che una parte rilevante dell’impatto climatico del trasporto aereo possa essere mitigata nel breve periodo, intervenendo non solo sui carburanti e sulle tecnologie, ma anche sulle modalità operative dei voli.


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