Il Giappone e il ritorno al nucleare: tra sicurezza, clima ed energia del futuro

Il Giappone importa ancora il 60-70% dell’energia primaria sotto forma di combustibili fossili

Il Giappone si avvicina a una svolta storica nella propria politica energetica con il riavvio della centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande al mondo per capacità installata. Dopo 14 anni di fermo successivi al disastro di Fukushima del 2011, la prefettura di Niigata ha dato il via libera definitivo alla ripartenza dell’impianto, gestito dalla Tokyo Electric Power Company (Tepco). Il primo passo potrebbe arrivare già il 20 gennaio, con la riattivazione del reattore numero 6. Dal punto di vista scientifico e tecnologico, la decisione si fonda sull’adeguamento dell’impianto ai nuovi standard di sicurezza nucleare introdotti in Giappone dopo Fukushima. I reattori 6 e 7 sono stati certificati conformi già nel 2017, grazie a sistemi di raffreddamento ridondanti, protezioni antisismiche rafforzate e piani di emergenza rivisti. Tuttavia, la sicurezza tecnica non coincide automaticamente con l’accettazione sociale: una larga parte della popolazione locale resta scettica, soprattutto per la scarsa fiducia in Tepco, l’operatore responsabile dell’incidente del 2011.

Il dibattito va oltre il singolo impianto e tocca questioni globali. Il Giappone importa ancora il 60-70% dell’energia primaria sotto forma di combustibili fossili, con costi economici, geopolitici e ambientali elevati. In questo contesto, il nucleare viene visto dal governo come una fonte stabile e a basse emissioni di CO₂, utile per la transizione energetica e per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

Un solo reattore da 1,36 gigawatt potrebbe coprire circa il 2% della domanda elettrica dell’area di Tokyo, contribuendo anche a sostenere la crescita di settori energivori come i data center e l’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è portare il nucleare al 20% del mix elettrico entro il 2040. Resta però aperta la sfida più complessa: conciliare innovazione tecnologica, sicurezza scientifica e fiducia dei cittadini.