In Puglia il presepe vivente al Villaggio Rupestre di Lama del Trappeto a Pezze di Greco: un emozionante viaggio nel passato | FOTO e VIDEO

L’anima della roccia: storia e misteri del Villaggio Rupestre di Lama del Trappeto, a Pezze di Greco, frazione del comune di Fasano in provincia di Brindisi. Tutte le immagini

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    foto di Peppe Caridi © MeteoWeb
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Nel cuore della Puglia va in scena anche quest’anno, per la 37ª edizione, quello che senza ombra di dubbio è il presepe vivente più bello del mondo. Ma quello di Pezze di Greco (Fasano, Brindisi), è anche molto di più: è un viaggio nel tempo, nella storia più genuina, dell’Italia e dell’Europa intera. Siamo nel Comune di Fasano, in provincia di Brindisi, e l’evento è realizzato grazie all’impegno profuso dalla Diocesi di Conversano-Monopoli e all’associazione dei volontari che collaborano per la riuscita dell’iniziativa (programma turistico Terre di Fasano e museo laboratorio arte contadina del Comune di Fasano).

La particolarità di questo presepe vivente, che riproduce scene di vita quotidiana intorno alla tradizione della natività di Gesù con oltre 400 figuranti tutti espressione del territorio (e in gran parte ragazzi e bambini), è data dalla sua location: il villaggio rupestre di Lama del Trappeto. Siamo nel cuore degli uliveti delle campagne di Fasano, tra Pezze di Greco e Torre Canne, non lontano dal mare. In quest’area si nasconde un luogo che sembra sospeso in una dimensione temporale indefinita. Il villaggio rupestre di Lama del Trappeto, infatti, rappresenta uno degli esempi più fulgidi e meglio conservati di quella civiltà ipogea che per secoli ha caratterizzato il paesaggio agrario pugliese. Non si tratta solo di una serie di cavità naturali riadattate dall’uomo nel corso dei millenni, ma di un vero e proprio ecosistema antropico dove la geologia, l’architettura e la necessità umana si sono fuse in un’unica forma d’arte abitativa.

Ecco perché visitare il presepe vivente di Pezze del Greco equivale ad entrare nella la macchina del tempo dei proff. Zapotec e Marlin, che spediscono Topolino e Pippo nel vivo delle antiche civiltà a risolvere enigmi storici e archeologici.

Come nasce il villaggio rupestre di Lama del Trappeto

Per comprendere davvero la natura dell’insediamento di Lama del Trappeto, è fondamentale partire dalla conformazione del terreno. La “lama” è un elemento tipico del paesaggio carsico pugliese: si tratta di un solco erosivo, un antico alveo fluviale ormai asciutto che convoglia le acque piovane dall’altopiano verso la costa. Queste depressioni naturali presentano un microclima unico, protetto dai venti e arricchito da un terreno particolarmente fertile grazie ai sedimenti alluvionali. Lama del Trappeto si estende lungo uno di questi solchi, offrendo pareti di roccia calcarenitica, nota localmente come tufo, che è tenera e facilmente lavorabile, ideale per essere scavata e modellata secondo le esigenze della comunità.

La storia del villaggio rupestre di Lama del Trappeto

Le origini della frequentazione umana a Lama del Trappeto affondano le radici in epoche remote, ma è nel periodo medievale che l’insediamento assume una fisionomia strutturata. Tra il IX e il XIV secolo, l’intera regione fu interessata dal fenomeno della civiltà rupestre, alimentato sia da influssi bizantini sia dalle necessità difensive delle popolazioni locali. Durante le incursioni saracene e le instabilità politiche del Medioevo, vivere nel ventre della terra offriva protezione e mimetismo. Ma a segnare in modo assoluto l’importanza e lo splendore di questi siti, fu la fuga dei monaci basiliani dal vicino Oriente a causa delle guerre iconoclastiche. Tuttavia, a differenza di altri siti abbandonati precocemente, Lama del Trappeto ha goduto di una continuità d’uso straordinaria.

Dopo un parziale declino nel periodo tardo-medievale, il villaggio visse una nuova stagione di splendore tra il XVII e il XIX secolo. In questo periodo, le grotte non furono solo rifugi d’emergenza, ma divennero dimore stabili per i coloni agricoli che lavoravano negli uliveti circostanti. La vita rupestre non era sinonimo di arretratezza, bensì una risposta razionale e sostenibile alle condizioni climatiche: la roccia garantiva un isolamento termico naturale, mantenendo una temperatura costante negli anni della Piccola Era Glaciale, dando così protezione dal gelido inverno pugliese.

Com’è fatto il villaggio rupestre di Lama del Trappeto

La struttura di Lama del Trappeto è un capolavoro di ingegneria sotterranea. Il villaggio si articola lungo i fianchi della lama, con abitazioni, stalle e opifici scavati direttamente nel banco roccioso. Ogni unità abitativa, definita “casa-grotta”, era progettata con una logica funzionale rigorosa. Spesso l’ingresso era preceduto da un piccolo spiazzo scoperto che fungeva da cortile, dove si svolgevano le attività domestiche all’aperto. All’interno, gli spazi erano suddivisi in zone per il riposo e aree per il focolare, con camini abilmente ricavati nella roccia che sfociavano in canne fumarie verticali visibili in superficie. Ogni grotta corrisponde a un anfratto abitativo, e l’interno di ogni grotta presenta sempre lo stesso schema strutturale formato da una serie di ambienti. Solitamente se ne individua uno più spazioso dove si svolgevano tutte le attività quotidiane e, collegati ad esso, si articolano spazi più piccoli dove venivano allestiti i giacigli per la notte, focolari a stanza per riscaldare l’ambiente e per la cottura del cibo, nicchie scavate nelle pareti rocciose utili a deporre provviste e utensili di uso quotidiano. I comignoli dei camini, particolarmente caratteristici, sono ancora visibili nel villaggio rupestre di Lama del Trappeto e dall’esterno danno la migliore testimonianza della vitalità di questo luogo.

Oltre alle abitazioni private, il villaggio ospitava strutture collettive di vitale importanza. Spiccano i magazzini per le granaglie, le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, essenziali in una terra priva di fiumi superficiali, e le stalle per il bestiame. La cura dei dettagli è visibile nelle nicchie scavate nelle pareti, utilizzate come armadi o mensole, e nei giacigli rialzati. La conformazione del villaggio seguiva l’andamento naturale del terreno, creando un labirinto ordinato di sentieri e scalinate scavate nella pietra che collegavano i diversi livelli della lama.

Il cuore economico: il Trappeto Ipogeo

Il nome stesso del sito rivela la sua funzione economica predominante. Il “trappeto” è il termine dialettale che indica il frantoio oleario. All’interno della lama sono presenti imponenti frantoi ipogei, vere e proprie cattedrali sotterranee dedicate alla produzione dell’olio d’oliva. La scelta di scavare il frantoio nel sottosuolo non era casuale: la temperatura costante dei locali sotterranei favoriva la fluidità dell’olio durante la spremitura, evitando che il freddo eccessivo lo rendesse troppo denso per la lavorazione. È quindi l’ennesima testimonianza di quanto sia antica la tradizione olearia pugliese.

All’interno di queste grandi cavità sono ancora visibili le tracce delle macine in pietra, i torchi in legno e le vasche di decantazione dove l’olio veniva separato dall’acqua di vegetazione. Questi luoghi erano abitati per mesi intere dai “trappetari”, operai che vivevano in isolamento durante la stagione del raccolto, lavorando in cicli continui sotto la luce fioca delle lucerne. Il trappeto di questa lama rappresenta una testimonianza tangibile dell’economia dell’olio che ha forgiato l’identità della Puglia per millenni.

La dimensione spirituale: la cripta

Un villaggio rupestre non sarebbe completo senza un luogo di culto. Lama del Trappeto ospita testimonianze di religiosità rupestre che riflettono la devozione delle comunità contadine. Spesso queste chiese o cappelle ipogee conservano tracce di affreschi e decorazioni che mescolano la semplicità dell’arte popolare con schemi iconografici più complessi di derivazione orientale. Questi spazi non erano solo centri liturgici, ma anche luoghi di aggregazione sociale dove la comunità si riconosceva intorno ai simboli della fede, chiedendo protezione per i raccolti e per la salute degli abitanti.

Il recupero contemporaneo e il presepe vivente

Dopo essere stato gradualmente abbandonato all’inizio del XX secolo, quando le moderne tecniche costruttive e le nuove esigenze igieniche portarono la popolazione verso i centri urbani sopraelevati, il villaggio di Lama del Trappeto ha rischiato l’oblio. Tuttavia, a partire dagli anni ’70, grazie all’impegno della comunità locale e di associazioni culturali, il sito è stato recuperato e valorizzato. Oggi è celebre in tutta Italia per ospitare uno dei presepi viventi più suggestivi ed emozionanti della nazione. E a nostro avviso, del mondo intero. Ogni anno, durante il periodo natalizio, il villaggio torna a vivere. Centinaia di figuranti in costume d’epoca ripopolano le case-grotta, riaccendono i forni, rimettono in funzione i vecchi telai e i frantoi, mostrando ai visitatori i mestieri di un tempo. Questa manifestazione non è solo una rievocazione religiosa, ma un atto di memoria storica che permette di preservare non solo le pietre, ma anche il patrimonio immateriale fatto di gesti, dialetti e sapori antichi.

Nel presepe vivente del villaggio rupestre, quindi, rivive la vita spirituale e operosa dei monaci bizantini e benedettini, che insieme alla gente umile, trovarono conforto e rifugio in questi luoghi primordiali. Quest’anno il presepe ha già ospitato migliaia di visitatori nei primi tre giorni di apertura (26, 27 e 28 dicembre), e adesso è grande l’attesa per gli ultimi tre (3, 4 e 6 gennaio), ultima occasione per assistere a questo spettacolo straordinario prima del prossimo Natale. L’orario di ingresso è compreso tra le 16 e le 21, mentre la chiusura definitiva è alle 22. Non è necessario prenotare, il biglietto costa appena 5 euro (potrebbero essere i cinque euro meglio spesi della vostra vita!) e l’ingresso è gratuito per i bambini con meno di 12 anni. Il percorso è consentito anche con cani al guinzaglio, disabili in sedia a rotelle o bambini piccoli in passeggino.

Lama del Trappeto non è semplicemente un sito archeologico, ma un archivio a cielo aperto della resilienza umana. Racconta di un’epoca in cui l’uomo non cercava di dominare la natura con il cemento, ma si adattava ad essa, trovando rifugio e sostentamento nelle pieghe della terra. La conservazione di questo luogo è fondamentale per mantenere vivo il legame con le radici rurali della Puglia e per offrire alle future generazioni una lezione di architettura organica e sostenibile. Visitarlo oggi significa compiere un viaggio introspettivo nella storia, dove il silenzio della roccia parla ancora con forza della dignità e del lavoro di chi, per secoli, ha chiamato queste grotte “casa”. E visitarlo non solo apre il cuore, ma spalanca la porta delle riflessioni profonde sul percorso dell’umanità tra il passato e il presente con i cambiamenti del tempo e le varie rivoluzioni tecnologiche che ci hanno enormemente allontanato da un’epoca che invece è ancora tremendamente vicina. E che a Lama del Trappeto possiamo rivivere in modo così realistico che sembra proprio di entrare in quella macchina del tempo con cui Zapotec e Marlin mandano Pippo e Topolino in giro per le varie epoche della storia. Un’esperienza da fiaba!