Influenza “super flu”: negli Usa esplode l’attività virale, casi e decessi in crescita

La stagione influenzale negli Stati Uniti segna numeri allarmanti, con un aumento dei casi e delle ospedalizzazioni

Impennata dei casi di influenza negli Usa, dove la maggior parte degli stati sta registrando un’attività dei virus influenzali alta o molto alta, con livelli che continuano a crescere in tutto il Paese, riporta la ‘Cnn’. I Cdc, Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, stimano che nella stagione in corso – fino al 20 dicembre – ci siano stati almeno 7,5 milioni di casi, 81mila ricoveri ospedalieri e 3.100 decessi per influenza; almeno 8 bambini sono morti. Tra gli stati più colpiti l’agenzia cita Colorado, Louisiana, New Jersey, New York e Carolina del Sud. Il flusso dei dati da test di laboratorio, visite ambulatoriali, ricoveri ospedalieri e mortalità sono tutti in aumento.

Le ospedalizzazioni sono più che raddoppiate in 7 giorni: oltre 19mila persone sono state ricoverate per influenza durante l’ultima settimana monitorata, rispetto alle circa 9.900 della precedente. “Gli indicatori di gravità rimangono bassi al momento, ma si prevede che l’attività influenzale continuerà per diverse settimane”, prospettano i Cdc. “I numeri non mentono. E’ una delle peggiori stagioni influenzali degli ultimi 40 anni”, scrive su X l’infettivologo Matteo Bassetti, commentando i dati americani.

La situazione

Anche Oltreoceano a circolare di più sono i virus influenzali A H3N2 e i test genetici collegano la stragrande maggioranza dei casi alla cosiddetta variante K, responsabile dell’epidemia ormai definita a livello internazionale ‘super flu’. Si tratta di “un ceppo diverso da quelli che abbiamo visto negli anni precedenti”, ha spiegato alla ‘Cnn’ Michael Osterholm, direttore del Center for Infectious Disease Research and Policy dell’università del Minnesota. L’esperto non lo definisce ‘super ceppo’, ma “direi che sicuramente mette alla prova la nostra precedente immunità in termini di protezione”, sottolinea. Negli States “la stagione influenzale è appena iniziata, quindi penso che sia davvero difficile dire esattamente come sarà – precisa Osterholm – Quello che stiamo vedendo in questo momento è una rapidissima escalation dei casi”.

La ‘Cnn’ evidenzia che la variante K “non è stata inclusa nei vaccini antinfluenzali di quest’anno, perché è stata identificata dopo che gli scienziati avevano scelto i ceppi da inserire” nella composizione vaccinale. “Ma i vaccini contengono ceppi correlati e, a livello globale, sembrano funzionare piuttosto bene contro la variante”.

I Cdc raccomandano la vaccinazione contro l’influenza stagionale a tutti, dai 6 mesi d’età in su, ma le coperture sono diminuite negli ultimi anni. I dati dell’agenzia mostrano che in questa stagione sono stati distribuiti circa 130 milioni di vaccini antinfluenzali, 13 milioni di dosi in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ulteriori dati suggeriscono che soltanto circa il 17% dei bambini e il 23% degli adulti avevano ricevuto il vaccino anti-influenza entro la fine di novembre.
Osterholm incoraggia chi non si è vaccinato a farlo rapidamente, perché il virus sta “dilagando” nel Paese. “Non è troppo tardi per vaccinarsi contro l’influenza”, assicura. Il vaccino anti-influenza – ricorda lo specialista – non evita l’infezione, ma protegge dalla malattia grave e dalle complicanze potenzialmente mortali.