Per secoli si è creduto che lama e alpaca moderni fossero i diretti discendenti degli animali addomesticati dalle prime società andine. Una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications ribalta però questa visione: le comunità pastorali delle Ande centrali, tra circa 3.300 e 2.300 anni fa, facevano affidamento in larga parte su lignaggi di camelidi oggi estinti, diversi da quelli che conosciamo attualmente. Lo studio si concentra sulla quebrada di Tulán, nel deserto di Atacama, un’area chiave per comprendere il passaggio dalle società di cacciatori-raccoglitori a quelle pastorali. Qui i camelidi non erano solo una risorsa alimentare, ma anche una componente centrale dell’economia, della ritualità e della mobilità.
Il DNA antico come chiave del passato
La grande difficoltà nello studiare la domesticazione dei camelidi sudamericani risiede nella loro morfologia: specie selvatiche e domestiche hanno scheletri molto simili. Per superare questo limite, i ricercatori hanno analizzato il DNA antico di 75 resti di camelidi provenienti da diversi siti archeologici di Tulán.
I risultati sono sorprendenti. Tra i 26 individui meglio conservati, solo uno – un maschio geneticamente vicino ai lama moderni – può essere considerato un possibile antenato diretto delle popolazioni attuali. Tutti gli altri appartenevano a due popolazioni oggi scomparse, una affine ma distinta dal guanaco e l’altra dalla vigogna, le specie selvatiche da cui si pensava derivassero lama e alpaca.
Caccia, allevamento e strategie ibride
L’analisi genetica del sesso degli animali rivela un dettaglio cruciale: le proporzioni tra maschi e femmine sono relativamente equilibrate. Questo schema è compatibile sia con la caccia a popolazioni selvatiche sia con forme di allevamento iniziale in cui i maschi venivano selettivamente abbattuti. Questi dati suggeriscono che le comunità di Tulán adottassero strategie miste, combinando caccia e gestione controllata degli animali. Non si trattava ancora di un pastoralismo pienamente sviluppato, ma di una fase di transizione complessa, in cui i camelidi venivano sfruttati intensamente senza che esistessero ancora le linee genetiche che avrebbero dato origine ai lama e alle alpaca moderne.
Lineaggi scomparsi e domesticazioni mancate
Uno degli aspetti più affascinanti dello studio è l’idea che le prime società pastorali si basassero su animali che non hanno lasciato discendenti diretti. Questo implica che la domesticazione dei camelidi non sia stata un processo lineare, ma piuttosto una serie di tentativi regionali, alcuni dei quali si sono estinti o sono stati assorbiti geneticamente da popolazioni successive.
Secondo gli autori, fenomeni simili sono noti anche in altre specie domestiche, come i suini o i cavalli, dove antiche linee domestiche sono state rimpiazzate da altre nel corso del tempo. Nel caso andino, l’arrivo degli europei e l’ibridazione successiva avrebbero ulteriormente cancellato le tracce genetiche più antiche.
Perché questa scoperta conta ancora oggi
Capire che lama e alpaca moderne non discendono direttamente dagli animali gestiti dalle prime comunità andine cambia il modo in cui interpretiamo il rapporto tra esseri umani, ambiente e animali nelle Americhe precolombiane. Le società di Tulán dimostrano una profonda capacità di adattamento, basata su risorse locali e su pratiche flessibili di gestione animale.
La ricerca apre ora nuove domande: dove e quando si sono affermati i lignaggi che hanno dato origine ai camelidi moderni? E quanti altri esperimenti di domesticazione sono andati perduti senza lasciare traccia? Gli autori sono chiari: serviranno nuovi studi genetici e archeologici per ricostruire fino in fondo questa storia dimenticata, che il DNA antico ha appena iniziato a raccontare.


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