La tragedia misteriosa dell’atleta Bakken: trovato morto con una maschera ipossica

Il biatleta norvegese trovato senza vita in Trentino, con addosso un dispositivo per simulare l’altitudine

La morte improvvisa di Sivert Bakken, giovane biatleta norvegese di 27 anni, ha scosso il mondo dello sport. Il 22 dicembre, il suo corpo senza vita è stato rinvenuto in un albergo del Passo di Lavazè, in Trentino, dove si trovava in ritiro. A rendere particolarmente tragica e inquietante questa scomparsa è una circostanza senza precedenti: Bakken è stato trovato con indosso una maschera da ossigeno (Elevation Training Mask), uno strumento che simula l’altitudine e che permette di ridurre l’apporto di ossigeno, come parte di un allenamento mirato a migliorare le capacità respiratorie e la resistenza fisica. E’ quanto riporta Corriere.it.

Questa maschera, sempre più utilizzata tra gli sportivi, è progettata per “soffocare” parzialmente chi la indossa, con l’obiettivo di allenare il corpo a rispondere a condizioni di ipossia, riducendo l’apporto di ossigeno fino a 6-10 volte rispetto ai livelli normali. Bakken e molti suoi colleghi norvegesi erano soliti allenarsi a Lavazè, a 1.800 metri di altitudine, dove l’ossigeno è già ridotto rispetto al livello del mare. Nonostante la sua crescente diffusione, l’efficacia della maschera rimane oggetto di dibattito. Studi scientifici hanno sollevato dubbi sull’utilità di questi dispositivi, sottolineando che l’effetto sulle performance fisiche è generalmente minimo e che, al contrario, l’utilizzo della maschera durante l’esercizio fisico può aumentare notevolmente il disagio e la percezione dello sforzo. Inoltre, alcuni ricercatori hanno notato che l’uso della maschera può incrementare il battito cardiaco durante la fase di recupero, suggerendo un potenziale rischio per la salute.

Nel caso di Bakken, che aveva recentemente interrotto la sua attività agonistica per alcuni mesi a causa di una pericardite, la Federazione norvegese di biathlon ha dichiarato di non essere a conoscenza delle circostanze relative all’acquisto e all’utilizzo di questo dispositivo. Le autorità norvegesi, da sempre sostenitrici dell’allenamento in altitudine simulata, avevano incoraggiato gli atleti a utilizzare centri specializzati per l’allenamento in ambienti ipossici.

Anche se non è ancora possibile stabilire un nesso tra la morte di Bakken, le sue condizioni di salute pregresse e l’uso della maschera, la tragedia solleva importanti interrogativi sulla sicurezza di questi strumenti, sempre più accessibili a livello commerciale. La normativa italiana, che ha recentemente adeguato le sue leggi alla WADA, non considera più doping l’utilizzo di dispositivi ipossici. Tuttavia, questo incidente potrebbe far riflettere sull’opportunità di un maggiore controllo e regolamentazione nell’uso di questi dispositivi.

La morte di Bakken è, senza dubbio, una tragedia che lascia tanti interrogativi irrisolti, come sottolineato dalla Federazione norvegese, che ha già richiesto un’autopsia per fare luce sulle cause del decesso. Una vicenda che, purtroppo, getta una luce inquietante sulla pratica sportiva moderna e sull’uso di strumenti sempre più controversi.