Il commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, non ha dubbi: l’agenda verde dell’Unione Europea non è in declino, malgrado le crescenti narrazioni su un presunto contraccolpo politico e sociale. Intervenendo al Sustainable Future Summit di POLITICO, Hoekstra ha affermato che molte delle preoccupazioni sulla presunta “stanchezza climatica” europea non trovano riscontro nella realtà. “Si parla sempre molto di backlash. Ma questa è, credo, una delle grandi incomprensioni”, ha dichiarato. A suo avviso, il nuovo obiettivo climatico dell’UE per il 2040 – approvato dai ministri il mese scorso – rappresenta “un’accelerazione, più che un arretramento, rispetto a quanto abbiamo oggi”.
Negli ultimi mesi, l’approccio dell’UE alle politiche ambientali e climatiche è stato messo a dura prova da una combinazione di forze: l’opposizione dei partiti dell’ultradestra, le pressioni delle industrie energivore e le reticenze di alcuni membri di primo piano del Partito Popolare Europeo, la stessa famiglia politica a cui appartiene Hoekstra. Questo clima politico ha portato alla revisione, all’indebolimento o persino alla cancellazione di alcune norme già esistenti, oltre a rendere particolarmente difficile definire il target al 2040. Tuttavia, per Hoekstra, questi aggiustamenti non devono essere interpretati come un passo indietro nelle ambizioni ambientali europee. “Dobbiamo trovare una ricetta – e lo ripeto da tempo – che metta davvero insieme clima, competitività e indipendenza. Questa, alla fine, è la formula vincente”, ha affermato.
Gli altri argomenti
Il commissario ha poi affrontato le critiche al meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera (CBAM), la cosiddetta “carbon border tax”, che ha suscitato forti proteste da parte di economie emergenti come Sudafrica, India e Cina durante i negoziati della COP30. Tali Paesi sostengono che la misura penalizzi ingiustamente le loro industrie. Per Hoekstra, però, si tratta soprattutto di tattiche negoziali: “è uno strumento usato, come spesso accade nella diplomazia”, ha dichiarato, minimizzando l’impatto reale delle proteste.
Dietro le porte chiuse, sostiene il commissario, la narrazione cambia radicalmente. “Coloro che pubblicamente esprimono preoccupazioni, in privato ammettono non solo che gli effetti non sono così significativi, ma addirittura che il CBAM aiuta ad avviare un altro tipo di conversazione”, ha rivelato.
Per Bruxelles, dunque, la transizione verde non è affatto in crisi: è in fase di ricalibrazione. Secondo Hoekstra, la sfida ora è trovare un equilibrio sostenibile che permetta all’Europa di rimanere all’avanguardia sul clima senza sacrificare competitività economica e autonomia strategica.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?