Il 23 dicembre 2025, intorno alle ore 18:00, un incidente stradale tra due TIR sull’autostrada A1, in corrispondenza dell’autogrill di Teano ovest, ha innescato l’esplosione di un’autocisterna che trasportava GPL. L’onda d’urto generata dall’esplosione non ha causato feriti, ma ha provocato danni materiali, come la rottura di vetrate, secondo quanto riportato dai media. Questo evento ha generato un’onda di pressione registrata da due stazioni della Rete Sismica Nazionale dell’INGV. E’ quanto si legge in un articolo a cura di Thomas Braun (INGV-Rm1), pubblicato sul blog INGVterremoti.
“La stazione sismica PIGN (Pignataro Maggiore, CE) è situata a 8 km a est da Teano Ovest (Figura 1). Sulla componente est-ovest del sismogramma (IV.PIGN.HHE) si vede l’arrivo dell’onda P alle 17:58:00.6, seguita dopo 22 secondi (17:58:22.74) dall’onda acustica A, molto energetica. Assumendo una velocità di propagazione nell’aria di 335 m/s, l’orario stimato dell’esplosione è le 17:57:58.5 (ora italiana). Le registrazioni sono mostrate nella Figura 2″, spiega Braun.

“La stazione microbarometrica AROB (Arezzo) si trova a 307 km dall’incidente (Figura 1). Il microbarometro (IV.AROB.CDF) ha registrato il gruppo d’onda di pressione dopo circa 800 secondi (ellissi rossa tratteggiata in Figura 2a). Basandosi sul primo arrivo (indicato con M) alle 18:11:22, si ottiene una velocità media di propagazione di 382 m/s. La stazione sismo-acustica MARCE (Marcellina), a 135 km di distanza (Figura 1) e dotata di un sensore infrasonico, non ha registrato alcun segnale associabile all’evento”, continua l’esperto.

Interpretazione della propagazione
“In accordo con il grafico di Gutenberg e la sua teoria sulla propagazione atmosferica, la velocità media di 382 m/s misurata dalla stazione AROB (a 307 km dall’esplosione) suggerisce una propagazione prevalente dell’onda di pressione nella mesosfera. In tale strato, infatti, la velocità del suono può superare i 400 m/s (Atmosfera terrestre). Questo modello di propagazione giustifica anche l’assenza di un segnale rilevabile a Marcellina (a 135 km dall’esplosione), in quanto questa distanza rientra nella cosiddetta “zona di silenzio”“, conclude Braun.


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