Uno studio pubblicato su Nature Geoscience svela il ruolo cruciale dell’Oceano Meridionale nella fine dell’ultima era glaciale, circa 12mila anni fa. Analizzando 9 carote di sedimento raccolte tra 2.200 e 5mila metri di profondità, un team guidato da Huang Huang (Laoshan Laboratory), con la partecipazione di Geomar, ha ricostruito l’evoluzione dell’Antarctic Bottom Water (AABW) negli ultimi 32mila anni. I dati mostrano 2 fasi di espansione significativa dell’AABW che coincisero con il rilascio di grandi quantità di CO₂ dall’oceano all’atmosfera. Durante l’ultima glaciazione, vaste aree profonde del Sud globale erano occupate da acque ricche di carbonio, stabili e quasi immobili, simili all’attuale Circumpolar Deep Water, che mantenevano bassa la CO₂ atmosferica. Con il riscaldamento e il ritiro dei ghiacci, tra 18mila e 10mila anni fa, l’espansione dell’AABW e l’afflusso di acqua meno salina destabilizzarono le masse profonde, favorendo il ritorno del carbonio verso la superficie.
Le firme isotopiche del neodimio nei sedimenti hanno permesso di tracciare con precisione queste dinamiche, mostrando che l’AABW assume la sua configurazione moderna solo dopo circa 12mila anni fa. Comprendere questi meccanismi è fondamentale oggi, poiché le acque profonde antartiche si stanno riscaldando più rapidamente del resto dell’oceano, con conseguenze dirette sulla capacità dell’Oceano di assorbire CO₂ e sulla stabilità della calotta antartica.


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