Dopo un anno di confronto con i principali attori del settore, la Commissione europea ha deciso di correggere la rotta: niente più obbligo di emissioni zero per le nuove auto, ma una riduzione del 90% delle emissioni rispetto ai livelli del 2021. Con questa revisione, in particolare, i grandi gruppi tedeschi ottengono una boccata d’ossigeno: Porsche, Audi, BMW e Mercedes potranno continuare a commercializzare veicoli con motore termico, scongiurando, almeno in parte, il rischio di migliaia di licenziamenti. La decisione ha raccolto anche il sostegno del governo italiano.
I motivi del ripensamento
Alla base del ripensamento di Bruxelles c’è la convinzione che, oltre all’elettrico a batteria, potranno affermarsi anche altre tecnologie dopo il 2035. Il contesto resta però critico, soprattutto in Germania, dove la crisi dell’auto sta colpendo duramente territori simbolo. Nel frattempo, i produttori cinesi di veicoli elettrici avanzano rapidamente. Lo scorso settembre l’export di auto elettriche made in China è raddoppiato, mentre in Europa le fabbriche sono sempre più a rischio.
Le prospettive
Il nuovo pacchetto europeo, tuttavia, non risolve tutte le criticità. Secondo il CLEPA, l’associazione europea dei fornitori dell’automotive, senza ulteriori misure entro il 2035 potrebbero andare ‘in fumo’ fino a 650 mila posti di lavoro. Resta infine aperto il nodo strategico delle materie prime: la forte dipendenza dell’Europa dalle terre rare, quasi interamente controllate dalla Cina, continua a rappresentare un punto debole.


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