L’oceano Pacifico torna protagonista nello scenario climatico globale, con segnali sempre più chiari di un possibile nuovo episodio di El Niño nel 2026. Se confermato, il pattern ENSO positivo potrebbe condizionare in modo rilevante la circolazione atmosferica su scala emisferica durante la stagione 2026/2027. Le analisi più recenti sul Pacifico equatoriale indicano che l’attuale episodio di La Niña è debole e ha probabilmente raggiunto il suo picco a fine autunno boreale. Le anomalie fredde superficiali nella regione ENSO stanno mostrando segnali di attenuazione, con un graduale ritiro sia sul settore occidentale sia su quello orientale.
Un elemento chiave è la presenza di un esteso “warm pool” subsuperficiale tra circa 100 e 250 metri di profondità nel Pacifico equatoriale occidentale. Questo serbatoio di acqua più calda della norma rappresenta un tipico precursore di El Niño, pronto a propagarsi verso est attraverso onde di Kelvin e variazioni nei venti alisei.

Segnali oceanico-atmosferici pre-El Niño
Oltre al riscaldamento subsuperficiale, si osservano cambiamenti nella struttura barica sul Nord Pacifico che richiamano i pattern individuati dalla letteratura come favorevoli allo sviluppo di El Niño. In particolare, la presenza di un robusto anticiclone alle alte latitudini pacifiche sovrastante una fascia depressionaria più meridionale agevola venti più occidentali sul Pacifico tropicale e l’indebolimento degli alisei, con conseguente riduzione del rimescolamento freddo superficiale.
Questa configurazione favorisce il passaggio da un pattern tipicamente Niña-like, con rafforzamento degli alisei e upwelling freddo, a una fase progressivamente più neutra e poi tendente a El Niño. Il sistema oceano-atmosfera entra così in una fase di pre-condizionamento che aumenta la probabilità di un evento caldo pienamente sviluppato entro la seconda metà del 2026.

Cosa indicano i modelli stagionali
Le proiezioni stagionali a lungo termine, in particolare quelle del modello ECMWF, portano l’indice Niño 3.4 in territorio El Niño nel corso dell’estate 2026, con persistenza del segnale caldo durante l’autunno e l’inverno 2026/2027. Attualmente gli scenari convergono su un episodio almeno di intensità moderata, con la possibilità che l’evento reale risulti leggermente più forte di quanto stimato inizialmente.
Anche le previsioni probabilistiche ENSO dei centri ufficiali mostrano un deciso aumento delle probabilità di condizioni El Niño già entro l’autunno 2026, con massimo durante la stagione fredda boreale. Alcuni scenari contemplano inoltre la possibilità che il pattern caldo possa protrarsi anche nella stagione successiva, configurando un evento multi-annuale.

Impatti invernali attesi su Stati Uniti e Canada
In inverno, un El Niño maturo tende a rafforzare una vasta area di bassa pressione sul Nord Pacifico, con uno spostamento verso nord del getto polare. Ne consegue una maggiore probabilità di anomalie termiche positive sul nord degli Stati Uniti e sull’ovest del Canada, dove l’inverno risulta in media più mite del normale.
Parallelamente, il ramo meridionale del getto pacifico viene intensificato, con una storm track più attiva sul sud degli USA. Questo favorisce condizioni più instabili e umide sul settore meridionale e orientale del Paese, con maggior frequenza di sistemi depressionari in transito e fasi più fresche e piovose rispetto alla climatologia.
Per quanto riguarda la neve, gli inverni di El Niño mostrano in media:
- Riduzione delle nevicate sul nord degli Stati Uniti e sul Midwest, legata sia a temperature più miti sia a un minore apporto di precipitazioni.
- Aumento del potenziale nevoso sull’est degli USA, sulle Plains centrali e sul Canada orientale, dove l’interazione tra aria più fredda di origine settentrionale e umidità veicolata dal getto meridionale favorisce eventi nevosi più frequenti e talvolta intensi.
Effetti a distanza sull’Europa
Sugli assetti atmosferici europei l’influenza di El Niño è più attenuata e indiretta rispetto al Nord America, poiché il segnale ENSO viene modulato da altre teleconnessioni atlantiche ed euro-atlantiche. Tuttavia, le medie compositate degli inverni con El Niño evidenziano alcune tendenze ricorrenti.
In particolare, emerge una maggiore propensione a configurazioni depressionarie sulle alte latitudini europee, con rafforzamento della cintura subtropicale tra Penisola Iberica e settore sud-occidentale del continente. Questo assetto può tradursi in flussi più settentrionali verso Regno Unito, Irlanda e nord Europa, con lieve tendenza a condizioni più fresche, mentre correnti sud-occidentali possono offrire periodi più miti e umidi su parte dell’Europa centro-occidentale.
Neve e potenziale invernale sul Vecchio Continente
Le anomalie medie di innevamento durante gli inverni di El Niño evidenziano un corridoio con maggiore frequenza di nevicate dal sud del Regno Unito verso l’Europa centrale fino ai Balcani e al sud-est europeo. Ciò suggerisce una più probabile presenza di irruzioni fredde in grado di interagire con flussi umidi da ovest o sud-ovest lungo questa direttrice.
Va però sottolineato che queste mappe rappresentano una media di molti episodi di El Niño, inclusi inverni storicamente più freddi rispetto al trend recente. Di conseguenza, il segnale medio può risultare più “nevoso” e freddo rispetto a quanto ci si potrebbe attendere in un contesto climatico attuale, e ogni singolo inverno può discostarsi sensibilmente dal quadro compositato.



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