Il Nord America sta vivendo una delle configurazioni meteorologiche più sorprendenti di questo inizio inverno: un continente letteralmente diviso in due, con gelo eccezionale su Stati Uniti e Canada e, allo stesso tempo, temperature da piena estate su Messico, America Centrale e Caraibi. Una mappa delle anomalie termiche rispetto alla media climatica 1981-2010 mostra in modo eloquente questo contrasto: blu intenso al centro-nord del continente, rosso acceso nelle zone tropicali e subtropicali.
Un continente in forte contrasto: il gelo che scende e il caldo che resiste
Nelle ultime 48 ore un nucleo gelido di origine artica, collegato alla discesa di una porzione del vortice polare troposferico, ha raggiunto le Grandi Pianure e parte del Midwest, facendo crollare le temperature ben al di sotto della norma stagionale. In molte città del Canada meridionale e degli Stati Uniti centrali le anomalie raggiungono –10°C / –15°C rispetto alla media, con valori che in alcuni casi si spingono verso il limite meridionale del Golfo del Messico.

Si tratta di aria artica molto fredda e compatta, accompagnata da venti intensi e wind chill particolarmente severo. L’irruzione è coerente con un getto polare molto ondulato e con un vortice polare disturbato, condizioni frequenti negli ultimi inverni caratterizzati da forte dinamismo emisferico.
Dall’altra parte del continente: caldo record, anche oltre i 1600 metri
Mentre il Nord congela, il Sud vive una fase diametralmente opposta. Il Messico sperimenta giornate stabilmente oltre 30°C, con punte di 32°C in località sopra i 1600 metri di altitudine. È un dato eccezionale ma fisicamente plausibile: il plateau centrale messicano, in presenza di cielo sereno, aria molto secca e compressione adiabatica, può raggiungere valori molto elevati anche in pieno inverno, soprattutto quando è presente una struttura anticiclonica subtropicale così robusta.
Lo stesso promontorio caldo subtropicale coinvolge anche America Centrale e Caraibi, dove si osservano anomalie positive di 8–10°C, con nuovi record di temperatura sfiorati o superati in diverse città.
Perché accade? Il “dipolo” termico che divide il Nord America
Il quadro è quello di un dipolo atmosferico molto netto:
- a nord-est domina una saccatura profonda, responsabile delle discese di aria polare su USA e Canada;
- a sud e sud-ovest insiste invece un promontorio anticiclonico subtropicale, alimentato da masse d’aria calde provenienti dal Pacifico orientale e dal basso Atlantico.
È la classica configurazione “cold north – warm south”, favorita da un getto polare fortemente deformato e da teleconnessioni tipiche di fasi come La Niña, oltre che da un vortice polare non perfettamente compatto. Anche il contributo degli oceani eccezionalmente caldi è un fattore da non sottovalutare: masse d’aria di partenza più calde tendono a mantenere valori elevati anche spostandosi su altipiani interni.
Uno scenario destinato a durare?
Secondo le ultime proiezioni, il gelo intenso potrebbe insistere ancora per qualche giorno sugli USA centrali e orientali, mentre il caldo anomalo su Messico e Caraibi rischia di prolungarsi. La convivenza di estremi così contrastanti è il segnale di un inizio inverno già segnato da un forte squilibrio emisferico, e che potrebbe continuare a sorprenderci anche nelle prossime settimane.
Per gli appassionati di meteo e clima, questo episodio rappresenta un caso esemplare di come il cambiamento climatico e le dinamiche del vortice polare possano generare scenari opposti nello stesso continente: ondate di gelo da un lato, caldo record dall’altro.


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